Cultura Scicli

L'Addolorata di Santa Maria La Nova. Torrijas, devozione e lacrime

La processione della Domenica delle Palme a Scicli

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Scicli - Mia madre, in ossequio alle antiche abitudini tramandatele da sua madre e da sua nonna, per la Domenica delle Palme preparava i ceci a pranzo come primo e unico piatto che accompagnava con un dolce da me per caso ritrovato in Spagna e soprattutto a Madrid, il pane fritto ossia “las torrijas”.

Il pane fritto era una preparazione povera ma senz'altro squisita di cui Scicli ha perso ormai la memoria. Mia madre, il giorno della Domenica delle Palme, metteva a bagno grandi fette di pane casereccio spesse un dito nel latte o, per me allergico al lattosio, nell'acqua, le passava nell'uovo e le friggeva nel padellone di ferro dei fritti. Sembravano grandi costate di vitella, quando belle gonfie e dorate le riponeva in un piatto per scolarle dell'olio rimasto. Poi, ancora tiepide, le condiva secondo i nostri gusti: col miele, con vino cotto o solo le spolverava di zucchero semolato e cannella. Un'autentica ghiottoneria che mi faceva dimenticare l'assenza della carne. Il pane fritto era una penitenza dolce straordinariamente attesa.

- La carne fa cammarari.- Mi ripeteva mia madre. Dal verbo latino “commereo”, rendersi responsabile di una colpa. Cioè il consumo di carne avrebbe fatto trasgredire l’antica regola secondo la quale bisognava mangiare di magro nella Quaresima e soprattutto in Settimana Santa.

La processione, la Domenica delle Palme, dell’Addolorata di S. Maria la Nova le occupava il pomeriggio ma prima ancora la notte precedente per un’antica veglia che da qualche secolo aveva sostituito l’altra ben più famosa fatta dai devoti della città e da gente proveniente da tutta la Contea di Modica per San Guglielmo nel giorno precedente alla sua festa.

Nel Settecento i confrati della Confraternita di S. Maria la Nova, in abiti penitenti, al capo corone di spine, portavano sulle loro spalle con grande devozione il cinquecentesco simulacro della Vergine Addolorata, scolpito da quel grande contemplativo che fu il canonico Antonino Lo Monachello, alle Quarant’ore che si celebravano in S. Maria la Piazza, la Parrocchiale.

Oggi la processione della Domenica delle Palme a Scicli è già processione di settimana di Passione e le strade della città riecheggiano del brusio di una folla orante e commossa, illuminate da centinaia di torce.

Ricordo, alla fine della veglia del sabato precedente la Domenica delle Palme, quando l’ora tarda già annunciava l’alba e si rincasava, le ombre dei pellegrini dai voti estremi affollare come guardinghi fantasmi gli ultimi sprazzi della notte.

Spesso erano uomini e donne che in ginocchio, palmo a palmo, avanzavano ansimanti per la dolce salita, verso la porta del santuario, già dalla chiesa della Consolazione o camminavano a piedi nudi, sfidando i geli di marzo, per il promesso “viaggio”.

Mia madre, commossa fino alle lacrime da quello spettacolo, mi strattonava, bambino, rimproverandomi perché curioso mi soffermavo a guardarli.

Chissà quali grandi grazie avevano ricevuto per tanto martirio!

Poi i clamori e i sapori della Pasqua avrebbero fatto dimenticare presto le sofferenze quotidiane della vita e la morte. Purtroppo demerito o merito dei dolci tipici del tempo pasquale, anche l’antichissimo dolce quaresimale di origine spagnola sarebbe diventato un ricordo, mentre una primavera precoce già nell’aria anestetizzava con i suoi colori e i suoi profumi un’intensa voglia di vivere. 

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