Cultura Ragusa

Marina di Ragusa, C'era una volta la Camperia. FOTO

Oggi, al posto della Camperia, troviamo una grande area pedonale nella cui pavimentazione è stata segnata, attraverso l’utilizzo di basole lisce



Ragusa - Ogni qual volta osserviamo un paesaggio urbano nella sua interezza, rimangono impresse nella nostra memoria oltre la visione d’insieme, la mole delle grandi emergenze architettoniche, svettanti rispetto alle piccole costruzioni. Ciò avviene in particolar modo quando tali architetture si dispongono garbatamente lungo la costa, definendo il caratteristico profilo di una specifica marina. Il valore estetico del paesaggio urbano è evidenziato in particolar modo in pittura: cominciando dai dipinti trecenteschi, esso funge da sfondo ideale per la narrazione dei fatti umani e divini, ma gradualmente nel corso dei secoli, il suo ruolo acquisisce notevole importanza fino a quando, a partire dalla seconda metà del '600, il paesaggio da componente subordinata diventa il vero protagonista della composizione pittorica, assumendo grande autonomia e dignità tematica.

Significativi esempi di vedute urbane si possono riscontrare nella pittura settecentesca del Vedutismo, caratterizzata dalla rappresentazione di incantevoli scorci delle principali città italiane, in cui vengono immortalati con certosina precisione e nitidezza le architetture civili e religiose che denotano il luogo. Senza scomodare la pittura, oggi basta osservare un’antica cartolina di Marina di Ragusa, più propriamente Mazzarelli, magari in bianco e nero, non necessariamente a colori, per riconoscere gli edifici storici, simboli della borgata, iconografie senza tempo che appartengono all’identità collettiva.

Uno di questi purtroppo non risulta più presente alla nostra vista poiché è stato abbattuto recentemente, nel 2007. Stiamo parlando della Camperia, un edificio probabilmente di fine '700, secondo gli ultimi studi, costruito come magazzino per stipare i prodotti dei campi, soprattutto carrube e cereali, pronti per essere caricati sulle navi e commercializzati.

In seguito, verso la metà dello scorso secolo, la struttura venne utilizzata per la salatura del pesce e infine come pescheria, per essere poi abbandonata definitivamente negli anni 70. L’edificio, ubicato tra la linea di costa e la seicentesca torre Cabrera, presentava una pianta rettangolare e una copertura a doppia falda. Il suo aspetto spartano era definito da facciate lisce in cui gli unici elementi caratterizzanti risultavano essere le singole aperture sormontate da lucernaio, contraddistinte da stipiti e architravi di pietra calcarea possenti e squadrati, sporgenti rispetto alla cortina muraria.

La Camperia non presentava alcun pregio estetico, nessun segno stilistico, ma ad ogni modo risultava un’architettura significativa poichè apparteneva alla specifica tipologia edilizia dei magazzini e delle tonnare, di cui la costa siciliana conserva numerosi esempi. La sua valenza storico culturale risiede nell’essere stata un luogo simbolico della vecchia borgata, documento tangibile, testimonianza dell'economia del territorio, costituita dalla produzione agricola e dai commerci marittimi.

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Questo edificio non andava assolutamente abbattuto perché rientrava a pieno titolo tra i beni culturali da tutelare, conservare e valorizzare ai fini di pubblica fruizione. Non necessariamente un bene culturale deve presentare un interesse artistico, come monumento ovvero testimonianza estetica di se stesso, poiché per definirsi tale è sufficiente che abbia valore di civiltà, sia documento di uno determinato periodo storico.

Dunque, considerando la normativa concernente la disciplina dei beni culturali, risulta necessario a questo punto citare il Codice Urbani, ovvero il Codice dei beni culturali e del paesaggio, promulgato il 22 gennaio 2004 ed entrato in vigore il 1 maggio dello stesso anno. Nella parte seconda, inerente alla tutela dei beni culturali, l’articolo 10 descrive al comma 1 la diversa natura dei beni culturali, mentre entrando nello specifico al comma 4, lettera l, recita: “sono inoltre beni culturali le tipologie di architettura rurale aventi interesse storico od etnoantropologico quali testimonianze dell’economia rurale tradizionale”.

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La Camperia rientrava a pieno titolo in questa specifica tipologia di beni culturali per i motivi di cui sopra, evidenziando come le istituzioni locali del tempo, forse ignare della stessa normativa, non hanno voluto salvaguardarne l’esistenza, piegandosi a dinamiche economiche e a logiche di sviluppo turistico che hanno trasformato, progressivamente, il pittoresco borgo marinaro di Mazzarelli in quella che possiamo chiamare “Ragusa Marittima”, un luogo omologato ad altri, svuotato esteticamente della sua identità.

Oggi, al posto della Camperia, troviamo una grande area pedonale nella cui pavimentazione è stata segnata, attraverso l’utilizzo di basole lisce, la traccia dei muri perimetrali dell’antico edificio, quasi a volerne timidamente ricordare l’esistenza, forse un ultimo scrupolo di coscienza! Questo intervento sicuramente ha dato grande respiro all’antica torre Cabrera, accrescendo l’estensione dell’omonima piazza, ma immaginiamo per un istante, come sarebbero altre rilevanti architetture storiche se oggi fossero liberate da fastidiosi edifici meno nobili che le attanagliano? Non avremmo imparato nulla dai vecchi errori del passato, costituiti da interventi di sventramento o dalla demolizione di interi brani di edilizia storica per fare posto ad edifici moderni, sfigurando e alterando definitivamente il tessuto urbano del centro storico di tante città italiane.

Risulta opportuno evidenziare come un intervento di rifacimento o di restyling all’interno di un nucleo storico, debba essere attuato in forme compatibili con la tutela delle preesistenze architettoniche di valore storico culturale; un equilibrio difficile da raggiungere, ma indispensabile, che vale la pena perseguire. Oggi, in memoria delle nefaste esperienze del passato, non possiamo permetterci più distrazioni, soprattutto per la grande eredità culturale in materia di tutela che il nostro Paese ha ereditato nel corso dei secoli, testimoniata dalla presenza concreta dell’importante Patrimonio culturale di cui siamo i custodi.


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