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Mezzo secolo senza il trombettista più grande, fermato solo da Baudo VIDEO

Il 6 luglio 1971 si spegneva Louis Armstrong: 3 anni prima, la sua unica storica apparizione sulla tv italiana

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 Ragusa - Louis Armstrong sta alla tromba come Jimi Hendrix alla chitarra. Dopo di lui, quello strumento non è più stato lo stesso. Nel suo caso, poi, costituiva proprio un prolungamento della sua voce: più che suonarci, Armstrong ci cantava dentro. Tre anni prima di lasciarci, a 70 anni, il gigante del jazz ci fece l’onore di venire per l’ultima volta in Italia, e per la prima in tv. A Sanremo, lui – il più grande trombettista di sempre, col nome già scritto da decenni su ogni enciclopedia – si prestò a cantare in italiano delle canzoncine scribacchiate da autori italiani: leggeva un maccheronico un testo scritto in inglese che, letto nella sua lingua, riproduceva i fonemi della nostra. Si abbassò a tanto perché era umile e gentile Louis, non si faceva pregare come un divo se qualcuno insisteva: un signore vero, uno che non ha mai dimenticato la strada e la galera che s’era fatto da ragazzo nero e povero nell’America razzista degli anni 30.

Un galantuomo senza protervie. Una simpatia innata Louis, che terminava ogni esibizione con una risata fragorosa, contagiosa, strabuzzando gli occhi e gonfiando le guance come braccioli. “Play” significa suonare, ma anche giocare. Tra la miriade di episodi che si potrebbero raccontare di una vita da film, quello della tv italiana rende l’idea della semplicità e del candore che solo i geni veri hanno: Armstrong scambiò infatti l’Ariston per una jam session no-stop delle sue, Finito il pezzo Mi va di cantare, come in un medley, attaccò subito le note di When the saints go marching in, seguito dalla band. Non aveva ancora capito come funzionava la kermesse ed era convinto che, per l'ingente cachet percepito, dovesse suonare minimo tre quarti d'ora.

Pippo Baudo, al suo primo Festival, fu tra i pochi davvero consapevoli dello status di mito vivente del personaggio sul palco e ha raccontato più volte d’esser stato costretto a intervenire, suo malgrado, per bloccarne l’esibizione e far rispettare il regolamento. “Fallo smettere!” gli intimò l’organizzatore Gianni Ravera in prima fila, preoccupato che saltasse il palinsesto. “Ma come faccio?” gli risponse Pippo imbarazzato: «Sono uscito con un grande fazzoletto - racconta - e gli ho asciugato la fronte dicendogli “Stop mister Armstrong”, è stata una vergogna». Satchmo non riusciva a credere che gli avessero dato tutti quei soldi per cantare una sola canzone: "Mi avete pagato troppo" disse dietro le quinte. Altri uomini, d’un altro mondo. 


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