Cultura Il garbo del mito

Morricone, è solo un anno: ricordo di un incontro

Una lezione dal Maestro, restano umili solo i grandi davvero

https://immagini.ragusanews.com//immagini_articoli/06-07-2021/morricone-e-solo-un-anno-ricordo-di-un-incontro-500.jpg Morricone, è solo un anno: ricordo di un incontro

 Roma - E’ passato solo un anno dall’addio a Ennio Morricone, o forse già. Ci ha lasciati in mezzo al Covid, che ha scombussolato per ognuno di noi il senso del tempo. Tanto o poco era il 6 luglio 2020 quando si spense, in silenzio anche lui, come un’altra grande artista in questi giorni, in cui sembra passata la tempesta. Quello che non passa è l’arte. Della Carrà, come di Morricone. Tra i grandi, grandissimi italiani dalla caratura internazionale, anche grazie ai quali siamo noti nel mondo. Grandi dentro, soprattutto. E alla grandezza interiore, nei geni, corrisponde quasi sempre una mitezza e un’umiltà nella sua manifestazione sensibile, esterna.

Incontrai per la prima e unica volta Ennio Morricone dal vivo una decina d’anni fa, a Milano, per intervistarlo. Qualcuno della redazione mi avvertì di preparare bene le domande e di dimostrargli che conoscevo la sua opera, perché era un tipo che perdeva facilmente la pazienza con domande e richieste inopportune, che denunciavano incompetenza verso la musica e le sue composizioni. Al fisiologico timore reverenziale di un giovane verso un nome così importante, si aggiunse così la prospettiva di dovermi pure rapportare con un carattere difficile. Il risultato fu che, quando lo avvicinai, ero più simile a Fantozzi che bussa alla porta del megadirettore che a un giornalista. Ebbene mi ritrovai di fronte un signore pacato, sorridente, per nulla vanesio, d’altri tempi. Che oltre parlare, sapeva ascoltare: una funzione che, del resto, richiede orecchio.

Quasi non lo sentii tanto fui pervaso da una sensazione di gentilezza e cultura, che solo una modestia ancor più grande poteva trattenere. Una sensazione rivissuta tutte le, poche, volte in cui sono riuscito ad avvicinare un grande, ma grande davvero. Penso alla cortesia di Paolo Conte, alla simpatia di Patti Smith, alla disponibilità di Dario Fo. Paradossalmente esempi di arroganza, nella mia piccola carriera, me li ha forniti solo chi proprio non se li poteva permettere. Morricone fu tra le prime prove che avrei raccolto negli anni a seguire, a sostegno di una tesi: i “grandi” davvero - anche lusingati da fama e denaro - restano semplici, generosi, disinteressati. Avrebbero dedicato la vita all’arte comunque, pur facendo altro, in nome di un istinto insaziabile. Stelle esplose in tempi che sono già ere, in cui era impossibile non accorgersi di talenti così accecanti. 


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