Cultura Catania

Quando il mio Mac decise di rompersi insieme al Mac di Franco Battiato

Un bellissimo racconto del regista catanese Marco Pirrello

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Catania - Sette anni fa, il 4 agosto 2015, mi si rompe il caricabatteria del Mac.
Devo consegnare un lavoro e ho poco tempo prima che il computer si spenga nel mezzo di un export (Giovanni Caloro, roba che conosci!). Corro al centro assistenza Apple vicino casa e poco dopo, mentre aspetto che mi dicano se hanno ciò che mi serve, arriva lui. Non ci credo. Franco Battiato è appena entrato nel negozio e si è messo in fila dietro a me. Devo ripeterlo anche adesso, a distanza di sette anni, per convincermene davvero. Franco Battiato è appena entrato nel negozio e si è messo in fila dietro a me. Ad accompagnarlo, credo di non sbagliare, suo fratello Michele.

Mi perdo a osservare questo mito vivente, tra le persone "sconosciute" certamente più importanti della mia vita. Anche per gli altri presenti sembra essere lo stesso, a giudicare dal modo in cui le loro espressioni sono cambiate.
Fa caldo e lo immagino inveire contro il traffico mentre dalla sua Milo è sceso giù a Catania in questa giornata infernale. Chissà se, sfiancato come canta nella superba "Un'altra vita", tornerà a casa con "malesseri speciali".
Adesso è accanto a me, tocca a lui, servito da un altro addetto con la maglia blu.
Il ragazzo, con la faccia visibilmente emozionata, esordisce con un sincero: "Maestro, cosa posso fare per lei?".

Sta per arrivare il momento, sta per parlare. Ecco, la sua voce inconfondibile, mi sembra di sentirla ancora adesso. Ma non è che gli dice: "Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore, dalle ossessioni delle tue manie". Cioè la voce è ovviamente quella, esattamente la stessa. Gli dice: "Guarda è caduta dell'acqua sulla tastiera e non si accende più. Del computer non me ne frega nulla, ma ti prego aiutami a recuperare il contenuto. C'è tutto lì dentro e non credo di avere altre copie".
Ridiamo, senza cercare di farcene accorgere, un po' tutti. I commessi e le altre persone in fila.

Ci penso e ci ripenso ma decido di non chiedere una foto, non posso ancora sapere quanto me ne pentirò visto che oggi sarebbe certamente stampata e appesa qui sopra la mia scrivania. Posso solo rispondere inebetito al sorriso che mi fa non appena i nostri sguardi si incrociano per un secondo. Un secondo che mi sembra tra i più lunghi che abbia mai vissuto. Una smorfia, le mani che si allargano, le sopracciglia che si alzano sopra la montatura dei suoi iconici Ray-Ban neri. Sembra voler dire: "ho fatto un disastro".

Mi consegnano il carica batteria nuovo. Dei sessanta euro che costa non me ne frega nulla in questo momento. Pago, ma non ho nessuna intenzione di andarmene. Fingo di curiosare nel negozio mentre il ragazzo scompare con il computer di Battiato nel retro del negozio.
Non credo di essere l'unico a voler godere ogni momento di questo incredibile colpo di culo (che il Maestro forse avrebbe chiamato parallelismo sincronico inatteso), che ci ha portato in questo giorno di agosto a incontrarci nei pochi metri quadrati di questo negozio in Via Leopardi.
Riesco a fare una foto, senza farmi notare. Voglio congelare questo momento. Questa sorpresa. Una delle più belle della mia vita.
Adesso, mentre scrivo, c'è la sua musica in sottofondo. Ascolto la sua voce e, come sempre da un anno a questa parte, un nodo mi stringe la gola.
Forte.


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