Economia Al tappeto

Guerra ed energia, al ragusano la mazzata peggiore

È la provincia siciliana che ha più accusato l’uno-due di rincari e conflitto: rischia il 25% dei lavoratori

https://www.ragusanews.com/immagini_articoli/24-03-2022/guerra-ed-energia-al-ragusano-la-mazzata-peggiore-500.jpg È la provincia siciliana che ha più accusato l’uno-due di rincari e conflitto: rischia il 25% dei lavoratori


 Ragusa – Le conseguenze economiche della guerra in Ucraina stanno coinvolgendo 46mila aziende siciliane che danno lavoro a 160mila addetti, oltre l'80% dei quali occupati in piccole e medie imprese con meno di 50 addetti. Ma mesi prima dei dati diffusi dall'Osservatorio economico di Confartigianato Sicilia migliaia di ditte erano alle prese con le carenze di alcune materie prime, il caro energia e carburanti e la fiammata dell'inflazione. Aumenti esagerati, che a cascata ripiovono sul budget delle famiglie.

Il conflitto ha accelerato una crisi latente che deve ancora esplodere e che, secondo l’associazione, sta già riguardando un quinto degli occupati dell'intero sistema produttivo dell'Isola: il 22% dei lavoratori. In base al report, la provincia che finora ha subìto l’impatto maggiore è quella di Ragusa con il 25,2% di occupati coinvolti nelle aziende in prima linea; seguono Siracusa (24,9) e Caltanissetta (24,4).

"Nel ragusano è interessato soprattutto l'indotto del settore agroalimentare - spiega il presidente di Confartigianato, Giuseppe Pezzati -, mentre nel siracusano il petrolchimico e nel nisseno le molte imprese energivore della zona di Gela". Dal lockdown sanitario a quello energetico: l’insostenibile divario tra costi e ricavi costringe al fermo dell'attività. Per i prossimi mesi la prospettiva è di margini di guadagno ancora inferiori a quelli incassati durante il Covid che tra l’altro, come se non bastasse, si sta pure riaffacciando sui nostri territori.

A rimetterci, al solito, saranno soprattutto i pesci piccoli - botteghe artigiane e negozi a conduzione familiare, che dispongono di risorse inferiori - ma i costi crescenti di produzione, trasporto e fornitura non faranno sconti neanche alle grandi realtà imprenditoriali. E "ad aprile - ricorda Pezzati - dovremo iniziare a restituire le somme erogate dal governo con i ristori Covid: ma in questa situazione significa mettere a rischio la sopravvivenza di decine di aziende e centinaia di posti di lavoro". 


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