Giudiziaria Catania

Valentina Giunta: la zia accoltellata, il nonno pestato e l'altro figlio

Sono stati gli assistenti sociali a lasciare il più grande dalla nonna paterna e levarlo alla madre: "Sta bene con lei, gli vuole bene". Le rivelazioni choc della cugina

https://immagini.ragusanews.com//immagini_articoli/29-07-2022/valentina-giunta-la-zia-accoltellata-il-nonno-pestato-e-l-altro-figlio-500.jpg Sono stati gli assistenti sociali a lasciare il più grande dalla nonna paterna e levarlo alla madre

 Catania - «Cercava di farsi forza, ma aveva paura: era costretta a guardarsi le spalle, a vivere tra minacce e aggressioni, con la consapevolezza che il rapporto con il figlio più grande era ormai compromesso» racconta Cristina Bonanzinga, cugina di Valentina Giunta. Nell’ultima foto insieme mangiano un gelato e si sforzano di sorridere. Erano come sorelle, Cristina sapeva tutto di Valentina: segreti, angosce e il terrore di essere uccisa da un momento all'altro. «Quando mi hanno detto che era morta ero a Pavia, prima di partire le avevo chiesto di venire con me ma voleva sistemare le ultime cose legate alla vendita della casa. Mi ha detto che ci sarebbe stato tempo per stare insieme». In un altro mondo, forse: la giovane madre, uccisa a coltellate dal figlio neanche 15enne, il tempo non l’ha avuto. «Devo fare i conti con tutta la rabbia che ho dentro - continua Cristina -, perché quel che è successo era prevedibile, ce lo aspettavamo: perciò non la lasciavamo mai sola. C’erano stati tanti, troppi segnali, sapevamo che prima o poi il ragazzo o la famiglia del padre le avrebbero fatto del male».

Da casa della nonna dove da tempo si era trasferito, M. ha raggiunto la mamma nel suo vecchio appartamento, in cui era cresciuto, e che la 32enne aveva deciso di lasciare per salvarsi. E l’ha ammazzata con almeno 4 coltellate. Il compagno, da anni in galera per furti d’auto e tentato omicidio, le impediva di ricominciare un’altra vita. «La minacciava con messaggi anonimi che le faceva arrivare da cellulari che non siamo mai riusciti a rintracciare - rivelano alcuni parenti - e la suocera aveva ormai plagiato totalmente il figlio piu' grande, che aveva sviluppato un odio profondo nei confronti della madre e non accettava che potesse rifarsi una vita andando via col fratello minore». Che ora, rimasto solo, sarà affidato probabilmente a loro. «Negli ultimi tempi anche il piccolo stava cominciando a cambiare - continuano -, riferiva ai parenti del padre tutto quello che Valentina faceva, chi incontrava. Mia cugina cercava di fargli capire che era pericoloso ma forse, perché è ancora bambino, non si rendeva conto dei rischi».

Quindi i danneggiamenti: l’auto rigata, l’appartamento distrutto da una spedizione punitiva dei parenti dell’ex a cui aveva assistito anche il figlio maggiore, che da mesi ormai aveva pure lasciato la scuola. Lo scorso dicembre «mio zio, il padre di Valentina - svela la cugina - era stato pestato a sangue dai familiari del genero e M. aveva visto la scena senza far nulla: l’avevano portato in ospedale col setto nasale rotto». A quel punto Valentina - convinta dai suoi - aveva sporto denuncia, salvo ritirarla poco dopo; come aveva ritirato quella fatta dopo gli sms anonimi di minacce. Amava i suoi figli, aveva paura per sé e i suoi cari - la sorella 15 anni fa era stata accoltellata da una parente dell’ex compagno - e si sentiva assediata, circondata da nemici in un quartiere ostile, San Cristoforo, dove degrado e violenza sono a ogni angolo, dove i vicini si giravano dall’altra parte facendo finta di non sapere.

Il quartiere dove aveva conosciuto quello che poi sarebbe diventato il padre dei suoi due bambini. «S’era innamorata che era solo una ragazza: era stata la classica fuitina, ma lui è stato sempre possessivo - prosegue Cristina -. Non l’ha fatta neppure venire al mio matrimonio, per poter avere una foto insieme sono andata vestita da sposa a casa sua prima delle nozze e me la sono fatta fare». «Appena maggiorenne ha avuto il primo figlio, per anni tutto è andato bene ma nell’ultimo periodo era totalmente cambiato - ricorda -. Si è schierato dalla parte del padre che idolatrava e che intanto era finito in carcere». Dopo la denuncia seguita all’aggressione del padre, il tribunale dei minori ha aperto un procedimento per valutare la capacità genitoriale di Valentina e del compagno e la giovane donna è stata sentita dai servizi sociali.

«Le hanno detto che il ragazzo poteva continuare a stare con la nonna paterna perché gli voleva bene», racconta Cristina. «Valentina ha cercato di spiegare che non era un ambiente sano e che il ragazzo non andava più a scuola, ma non è accaduto nulla. Come può un assistente sociale fare un errore del genere?». Inconcepibile. E non è il primo caso di incompetenza totale di cui suddetti rovina famiglie con ambizioni da psicologi si macchiano. I familiari ora vogliono giustizia, attraverso il loro legale: «Abbiamo due obiettivi - spiega il loro avvocato, Salvo Cannata - salvare il figlio minore di Valentina da un contesto deviato e deviante e accertare la verità fino in fondo, capire cioè come un ragazzino sia arrivato a nutrire un odio simile per la madre e chi, anche solo psicologicamente, abbia armato la sua mano».


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