Jova si diverte a giocare con la rivisitazione personalizzata dell’«Allegro chirurgo», storico gioco da tavolo, in cui il paziente ha la sua faccia. Lo stesso gioco è riprodotto sulla copertina del nuovo album, «Il corpo umano vol. 1», in uscita venerdì 31. Un modo per esorcizzare un anno e mezzo di calvario: il grave incidente in bici a Santo Domingo, la necessità di una seconda operazione una volta tornato in Italia, la lunghissima riabilitazione. Lorenzo guarda la plancia del gioco, infila la pinzetta. «Bzzz». «Al fianco e al ginocchio ho patito parecchio. La clavicola rimarrà rotta. Come nel kintsugi, tecnica giapponese in cui si lasciano le crepe sugli oggetti, anche se le mie non sono ricoperte d’oro».
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In «Fuorionda», singolo che gira in radio, dice: «Quel giorno in ambulanza ho capito che si muore». «Ero sull’ambulanza con la gamba storta, i medici pronti per la rianimazione... Più avanti ho capito che ho rischiato di morire veramente. Di setticemia. In sala operatoria ho preso un batterio che ha complicato tutto, si stava rosicchiando l’osso e per questo avevo la gamba più corta. Lo hanno scoperto a Milano i medici dell’Humanitas: nella seconda operazione ho perso 4 litri di sangue, è stato un Vietnam. Uno pensa che la morte accada solo agli altri».