Cultura Cartoni animati 30/05/2016 22:08 Notizia letta: 3064 volte

Jeeg robot d'acciaio

E' stato scritto nel 1975
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Apparentemente, potrebbe sembrare il classico anime di genere mecha, già visto e rivisto, per nulla originale e ripetitivo. In realtà Jeeg robot d’acciaio, opera del 1975 di Go Nagai, pur avendo sicuramente alcune caratteristiche tipiche del genere, si discosta parecchio da questa classificazione e ci appare ancora oggi un’opera importante e a tratti indimenticabile, tanto che in anni recenti è stato proposto anche un sequel (anche se forse sarebbe meglio definirlo spin-off), denominato “Kotetsushin Jeeg”. Che cosa, dunque, differenzia questo appassionante anime composto da 46 episodi rispetto agli altri coevi robottoni dell’epoca? Per gli appassionati italiani, sicuramente parte del merito ce l’ha avuto l’avvincente sigla. Una leggenda metropolitana, infatti, raccontava che fosse stato addirittura un giovanissimo Piero Pelù a cantarla. Un fatto destituito di fondamento. Le premesse, come tutti gli anime di genere mecha, sono più o meno le stesse: una civiltà, in questo caso l’impero Yamatai stanziato nel sottosuolo terrestre, si risveglia dopo millenni deciso a riconquistare la terra. Il compito di Jeeg sarà quello di contrastare i loro piani. La storia, dunque, apparentemente non si discosta poi molto dal resto degli anime. In realtà, però, alcuni dettagli hanno permesso a Jeeg di trasformarlo in uno dei prodotti più importanti dell’animazione giapponese.

LE DIFFERENZE

Jeeg, il robot d’acciato alto 10 metri con gambe simili a zucchine, è guidato da Hiroshi Shiba, un giovane campione di Formula 1. E qui abbiamo la prima differenza rispetto agli altri anime mecha: non è più un uomo a pilotare un robot, bensì un uomo che si trasforma nella testa del robot. Hiroshi, infatti, grazie alla campana di bronzo che suo padre inserì nel suo petto, può trasformarsi nella testa di Jeeg. I componenti aggiuntivi, invece, gli vengono forniti da Miwa Uzuki, il pilota del big shooter. La campana di Hiroshi, è anche un mezzo potentissimo ambito dai malvagi che potrebbe permettere loro di conquistare il mondo. L’invasione dell’impero, infatti, ha il compito di scoprire il segreto della campana di bronzo.  Hiroshi, tra l’altro, è un giovane molto tormentato, perché incapace di accettare la propria invulnerabilità e in conflitto con il padre che l’ha trasformato in un’arma umana. Eppure, dopo la morte del professor Shiba, rimarrà comunque una guida insostituibile per il figlio (interagisce con lui tramite un computer dove ha registrato le sue memorie). Sarà Hiroshi stesso, nel corso della storia, a scoprire il segreto della campana di bronzo e a maturare come uomo. Miwa, inoltre, rispetto ad altre eroine del genere mecha, non ha con Hiroshi nessun genere di rapporto sentimentale.

I CATTIVI

La regina Himika è il primo villain della serie. Il personaggio, potrebbe essere stato  basato sulla figura della regina Himiko che si ritiene realmente esistita tra il 175 e il 248 d.C. Si sarebbe pertanto trattato di una regina sciamana. Un personaggio immaginario, dunque, ispirato ad una leggenda storica. Successivamente, entra in scena l’imperatore del Drago, il vero cattivo della serie e uno dei più diabolici, in generale, degli anime mecha.

LO SPIN-OFF: KOTETSUSHI JEEG

Esiste uno spin-off che vale la pena di vedere soprattutto per la splendida grafica: il risveglio della regina Himika, infatti, è sicuramente uno dei più belli. In questo spin-off, riappaiono alcune vecchie conoscenze, ma in realtà non c’è una reale connessione con l’universo dell’anime del 1975. Anche i colori di Jeeg sono stati leggermente modificati.

Irene Savasta
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