Cronaca Comiso

I ladri delle casse continue dei supermercati

Gaetano Maggio, 62 anni, nato a Palermo, Alfonso Maggio, 49 anni, nato a San Giovanni Gemini e Mario Salvatore Carta, 56 anni, nato a San Giovanni Gemini.

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Comiso - Professionisti nei furti delle casse continue dei supermercati. La polizia ha arrestato Gaetano Maggio, 62 anni, nato a Palermo, Alfonso Maggio, 49 anni, nato a San Giovanni Gemini e Mario Salvatore Carta, 56 anni, nato a San Giovanni Gemini, tutti residenti a San Giovanni Gemini. Sono accusati di aver costituito un gruppo organizzato che aveva come fine i furti del denaro contenuto nelle casse continue dei supermercati.
L’ordine di cattura è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Ragusa, su richiesta della Procura delle Repubblica che ha diretto le complesse indagini.

Nel mese di ottobre 2017 un dipendente di un supermercato di Comiso avva notato che un uomo si aggirava con fare sospetto nel parcheggio dell’azienda per cui lavorava.
Insospettito avvisava due poliziotti.
Dalle immagini di video sorveglianza del discount è stato notato un uomo (poi identificato per Mario Carta) che aveva ispezionato la cassa continua per poi infilare un piccolo pezzo di carta nel primo sportello esterno situato nel parcheggio retrostante.
Da quel momento in poi la Polizia non ha mai smesso di monitorare il gruppo di girgentani, professionisti dei furti mediante uso di chiavi adulterine.

Dalle intercettazioni sono stati individuati anche altri due membri del gruppo, ovvero i Maggio, padre e figlio.
Ogni notte programmavano più di un obiettivo, ogni giorno seguivano altri accertamenti per verificare quanto fatto la notte. Sistemi sofisticati per controllare i vigilantes ed annotare giorni ed orari dei prelievi di denaro.
Dopo aver acquisito il dato inerente i giorni e l’orario, utile a capire quando le casse fossero piene zeppe di denaro, i complici avevano bisogno di ottenere le chiavi d’apertura.
Ogni cassaforte di più sistemi di sicurezza pertanto il “lavoro” dei ladri è stato particolarmente difficile.
 

Grazie ai sofisticati sistemi, i tre carpivano il modo per poter aprire le casseforti ottenendo la possibilità di accesso al denaro.
Nel mese di dicembre 2017 la loro attività andava via via crescendo perché come è noto le casse sono spesso piene di denaro. La banda operava spesso in provincia di Ragusa, pertanto la Squadra Mobile ha informato i gestori dei supermercati di non depositare ingenti somme di denaro. Per consumare i furti, i tre correi utilizzavano ogni accortezza per non lasciare alcuna traccia, pertanto bisognava agire con tecniche tradizionale, ovvero appostarsi nei pressi degli obiettivi da loro individuati.
Di concerto con la Procura della Repubblica iblea, i poliziotti della Squadra Mobile hanno effettuato diverse operazioni di appostamento in orario notturno nei pressi dei supermercati, fino a quando proprio la notte tra il 25 ed il 26 dicembre traevano in arresto i due Maggio.
 

In quella occasione gli investigatori si erano posizionati nei pressi del discount ma non potendo avvicinarsi troppo i due Maggio riuscivano a perpetrare il furto per poi essere bloccati pochi istanti dopo durante la loro fuga con il bottino recuperato e riconsegnato ai titolari.
In quella occasione gli autori del reato furono colti in flagranza con le chiavi ancora in mano (da qui il nome dell’operazione).
Dopo l’arresto gli investigatori hanno effettuato delle perquisizioni a San Giovanni Gemini dove hanno trovato il laboratorio per la fabbricazione delle chiavi ed altri sofisticati sistemi per aprire le casseforti.

Da un incrocio delle intercettazioni, esame dei sistemi di videosorveglianza di numerosi supermercati presi di mira in provincia di Ragusa, Catania, Siracusa e Caltanissetta ed altri elementi, è stato possibile appurare che il gruppo avesse pianificato di colpire in almeno 20 discount ma sono stati fermati prima dalla Squadra Mobile di Ragusa.
Inoltre è stato possibile appurare che gli stessi avessero colpito nella stessa notte due supermercati, uno di Ragusa ed uno di Pozzallo a fine del 2017.
Il Giudice per le Indagini Preliminari ha valutato che gli elementi raccolti dalla Polizia di Stato erano idonei per applicare la più grave misura cautelare ovvero la custodia in carcere.

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