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Porto Empedocle, ricorso all’Unesco contro il rigassificatore Enel

Da una parte Comune e ambientalisti, dall'altra Regione e sindacati

https://immagini.ragusanews.com//immagini_articoli/17-05-2022/porto-empedocle-ricorso-all-unesco-contro-il-rigassificatore-enel-500.jpg Porto Empedocle, ricorso all’Unesco contro il rigassificatore Enel

 Porto Empedocle, Ag – Per un’opera che parte, ce n’è un’altra che si ferma. Non parliamo dell’autostrada Ragusa-Catania ma del terminale di rigassificazione di gas naturale liquefatto, all’interno dell’area portuale di Porto Empedocle: costa 1 miliardo di euro tondo tondo - in naftalina 7 anni - necessario “per attrezzare la Sicilia a ricevere navi gasiere, garantire flessibilità di fornitura” ed emanciparci dai rifornimenti russe. Secondo Enel, l'impianto "ha tutti i permessi”; per il Soprintendente ai Beni culturali e ambientali di Agrigento Michele Benfari, invece, “non è possibile concedere alcuna autorizzazione paesaggistica” all’impianto, perché il progetto è al margine della zona cuscinetto dell’area archeologica.

Il progetto risale nientemeno che al 2004, quando ottenne la Via: tra polemiche, ricorsi al Tar e sequestri per sospette infiltrazioni mafiose siamo arrivati ai giorni nostri. E la via crucis non è ancora finita. Nel programma approvato a suo tempo, il rigassificatore aveva una capacità di 8 miliardi di metri cubi all’anno e, unico in Europa, due serbatoi interrati da 160.000 m3: i lavori sarebbero durati 2 anni e mezzo impiegando fino a 900 persone nel cantiere e 200, in esercizio, tra dipendenti e indotto. C'erano pure 50 milioni di opere “compensative” per la zona, sottoposta alla normativa Seveso.

Intanto, però, le vecchie autorizzazioni sono scadute, dice Benfari, e la presenza a margine della Valle dei Templi "rappresenterebbe un ostacolo e un danno alla valorizzazione attraverso la limitazione della fruizione delle emergenze archeologiche, storicoartistiche e naturalistiche che si sviluppano in continuità territoriale, già a partire dalle falesie di argille azzurre nella contrada del Caos, tutelata con la casa natale di Luigi Pirandello”. La centrale verrebbe a trovarsi anche “in diretto contatto visivo con la cinquecentesca Torre costiera di Carlo V e il molo del porto costruito nel 700, con blocchi di tufo del tempio di Zeus”. Non basta: lo stesso specchio acqueo di Porto Empedocle verrebbe, inoltre, interdetto alla navigazione per consentire l'approvvigionamento delle navi gasiere.

Per tutto questo il Soprintendente si è rivolto direttamente all’Unesco, chiedendo di “esaminare la situazione ed esprimere un’autorevole opinione sull’opportunità di collocare un rigassificazione vicino al sito”. Favorevoli il sindaco di Porto Empedocle Firetto, il governatore Musumeci e i confederali; contrari il sindaco agrigentino Miccichè, il direttore del Parco Sciarratta e numerose associazioni ambientaliste. "L’impianto restituirebbe in mare 600.000 metri cubi al giorno di acque trattate con cloro - denuncia Mareamico -, che rilascerebbero sostanze tossiche e mutagene" responsabili, tra l'altro, di "schiume che sconsiglierebbero la balneazione”.


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