Teano, Caserta - Ci sono anche le opere dell'artsia catanese Alice Mattia (Catania, 2000) nella collettiva intitolata "Era_elementi di reazione artistica" che sarà inaugurata il 5 ottobre a Teano, nel casertano, nel complesso dell’Annunziata (che fu sede del primo museo d’arte della Provincia di Caserta, il MAUI), nel cuore del centro storico.
Gli artisti che vi esporranno, provenienti da tutta Italia, sono: Giovanni Tariello, Dora Romano, Silvia Nencioni, Erica Appiani, Maria Rosanna Cafolla, Patrizia Pansi, Emiliano Terenzi, Francesco Zefferino, Antonio Masiello, Alice Mattia, Carlo de Lucia, Mariano Filippetta e Marco Ferri.
La ricerca di Alice sulle ombre
"La mia attuale ricerca pittorica si basa sul tema delle «ombre». Le ombre rappresentano la parte più nascosta di noi, qualcosa che non possiamo catturare ma che possiamo solo percepire attraverso la loro proiezione. Qualcosa che non ci dice nulla del nostro aspetto né del nostro carattere ma va molto più a fondo fino a rappresentare il nostro inconscio. Questo aspetto è ciò che mi affascina delle ombre. E attraverso la pittura in qualche modo posso provare a catturare questo "lato oscuro", isolandolo da tutto ciò che l'occhio è abituato a vedere giornalmente. Le ombre non sono tutte uguali, ognuna è diversa ed è per questo che mi attraggono solo alcuni tipi di ombre. Figure solitarie, ombre leggere che trasportano la pesantezza delle gabbie imposte dalle convenzioni sociali. Tracce di qualcosa che e scomparso dalla memoria collettiva e ora viene riproposto, attraverso ombre e sagome, sulla tela. Il bianco e il nero hanno la caratteristica di creare disorientamento, di comunicare senza necessità di ulteriori intermediari. Non serve nemmeno una forma troppo realistica o riconoscibile. Il bianco contiene tutti i colori, e richiama l'idea di fusione. Il nero è invece un'assenza di colore, e si lega, dunque all'idea di vuoto. Quest'uso dell'ombra come "presenza di un'assenza" crea un effetto di ambiguità visiva: il soggetto sta fuori dall'inquadratura, eppure è anche dentro la scena. L'utilizzo del bianco e nero mi permette, inoltre, di creare un'atmosfera surreale, concentrandomi di più sull'oggetto e sulle sensazioni che mi evoca, senza la distrazione del colore. Nella mia pittura le ombre vanno intese in senso ampio. Figure sfuggenti, immagini distorte dalla pioggia o dalla nebbia, e anche istantanee dove il buio isola i protagonisti, ad esempio, di una festa o di un rito religioso. La parola «ombra» va dunque intesa come figura o scena che esca da un «buio» che rappresenta il mistero. O la paura".
Di lei il docente di estetica Luca Siniscalco ha scritto: "Giovanissima ma già versatile artista, Alice Mattia fonde sapientemente l’eredità tecnico-pittorica trasmessale nella sua formazione con la ricerca di un tratto originale e personale. Le forme accese, solari ed evocative del Mediterraneo trinacrio da cui trae ispirazione si alternano così, nella sua poetica, a una ricerca più intimista, ispirata allo studio delle conformazioni umane e del rapporto che si istituisce fra l’interiorità della vita vissuta e le sue manifestazioni formali e visibili. In quest’ultimo filone rientra la recente indagine sulle ombre, che assurgono a protagoniste di una serie pittorica tesa a sottolineare la dimensione umbratile del mondo fenomenico, in un gioco fra tonalità scure e chiare. La tecnica non più mimetica scopre, in un paradosso ben noto all’arte novecentesca, una realtà “più reale” del reale visibile: l’ombra assurge a “cuore di tenebra” dell’uomo, nei suoi richiami al sé profondo che studiosi come Carl Gustav Jung hanno saputo ampiamente tematizzare".