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I ricontagiati (e ricontati) del Covid: nuovi e vecchi positivi da separare

Immunizzati dalla malattia e non dal contagio, ma nel conto finale rischia solo chi non è vaccinato

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 Ragusa - Già l’anno scorso avevamo affrontato su Ragusanews la questione dei ri-contagiati del Coronavirus: pazienti, anche italiani, che avevano superato la malattia ma gli anticorpi sviluppati non sono durati abbastanza da proteggerli neanche nel breve termine. A un certo punto si è smesso di contarli. Lo stesso si sta riproponendo, in questi giorni, con chi ha ricevuto il vaccino: è successo a un medico in servizio  al Giovanni Paolo II di Ragusa e a una dottoressa dell’ospedale di Partinico, solo per citare i casi più recenti e locali. Solo che a differenza di chi non ha fatto il vaccino, loro non hanno sviluppato i sintomi della patologia e non rischiano quindi di finire intubati ad affollare le terapie intensive. Mentre a chi si è re-infettato la seconda volta è andata spesso peggio della prima, con complicanze più gravi e addirittura letali: è di questi giorni la cronaca di un 54enne padovano contagiato per due volte in 3 mesi dal virus di cui l’ultima fatale. Non l’ha salvato neanche il trapianto di polmone.

Il problema è che, anche se verosimilmente ancora pochi, coloro che sono immunizzati dalle conseguenze gravi (ma non dalla positività) sono destinati ad aumentare col progredire della campagna vaccinale e continuare a farli rientrare nel computo giornaliero dei “nuovi” contagi avrà senso solo per monitorare l’efficacia dei sieri, non più la pericolosità del Coronavirus. L’importante è che non porti febbre, tosse e tutte le complicanze che possono condurre al decesso o a una lunga degenza piena di straschichi. Sarà dunque sempre più il livello di saturazione dei ricoveri da valutare nell’attribuzione delle fasce di rischio, anziché il numero o l’incidenza dei positivi vaccinati, giacché questi – ammesso che si mantessero elevati – comunque non rischierebbero più di morire o finire in ospedale. Il parametro dei contagi sarà destinato ad essere rivisto e corretto, creando magari una categoria a parte: quella dei “positivi immuni” o qualcosa del genere. E il numero delle rianimazioni, calando, farà affiorare lo scarto percentuale tra gli infettati a rischio e quelli che lo sono diventati dopo il vaccino, ma che non avranno conseguenze neanche lievi sulla salute.


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