Attualità Lavoro Covid

Stop smart working per tutti senza distinzioni, con o senza green pass

Le norme dicono che il tampone lo paghi il lavoratore, poche aziende sono disposte a rimborsarlo

Stop smart working per tutti senza distinzioni, con o senza green pass

 Ragusa - Da oggi, venerdì 15 ottobre, basta lavoro agile: dai bollettini quotidiani, l'allarme Covid pare ormai superata e il green pass obbligatorio non concede deroghe neanche a chi ancora lavorava o sperava di poter continuare a lavorare da casa. A questo link ricordiamo cosa rischia chi sgarra. Per chi si ostina a non immunizzarsi c’è sempre il tampone, ma l'ora del ritorno in fabbriche e uffici è ormai scoccata. Se aziende private (15 milioni di dipendenti in Italia) e professionisti (5 mln di autonomi) sono difficilmente controllabili e hanno più mano libera, per gli impiegati di tutti gli enti comunali, provinciali e regionali (3 mln) si rientra davvero alla normalità.

Tocca solo vedere in quanti, non solo tra gli autotrasportatori, aderiranno allo sciopero bianco degli oltranzisti. Palazzo d'Orleans non fa che adeguarsi alle direttive nazionali del ministro della Pa, Renato Brunetta, ed ha inviato una circolare a ogni dirigente di dipartimento. I sindacati però salgono già sulle barricate: “sembra dimenticare i tanti soggetti fragili che per legge hanno diritto a continuare lo smart working, anche attraverso diversa mansione". Anche se per i soggetti fragili, in realtà, è già partita la terza dose e in teoria dovrebbero essere i più sicuri.

Nel testo toccava inserire una clausola a loro salvaguardia: "fatti salvo motivi di necessità indipendenti dal Coronavirus", ma forse i funzionari pubblici l'hanno data erroneamente per scontata. E’ ammessa tuttavia una fase di transizione, al massimo fino al 30 ottobre. Sembrava che lo smart working corrispondesse a un risparmio in spese fisse - tra affitto e manutenzione dei locali - e anche un incremento della produttività dei dipendenti, ma evidentemente non per quelli delle pubbliche amministrazioni, definiti  già un anno fa dal governatore Nello Musumeci come dei "grattapancia a tradimento". 


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