Esteri Fuori dall’Ue

Covid, come va dove la terza dose è già al 40%

Gli studi confermano: il “booster” riduce ospedalizzazione e ricomparsa del virus

Covid, come va dove la terza dose è già al 40%

 Roma - Solo 10 paesi Ue su 27 hanno avviato la terza dose del vaccino anti Covid-19: alcuni, come Austria e Olanda, sono ancora indecisi. Dove si è deciso di procedere la percentuale di ri-vaccinati è troppo bassa per tirare delle stime: in Italia ad esempio, e in particolare in Sicilia, è attorno solo allo 0,6%. L'Europa guarda dunque con attenzione a quanto avviene in Israele: il primo stato al mondo ad avviare una campagna per il terzo richiamo su larga scala già a metà di luglio, arrivando attualmente al 40% della popolazione adulta, ossia 3,7 milioni di persone (il 70% dei quali ultra 60enni).

Ebbene secondo i primi studi della sanità israeliana - pubblicati in queste settimane sulle riviste scientifiche, tra cui il New England Journal of Medicine - il cosiddetto "booster" a 6 mesi dall’ultima dose ricevuta funziona: la protezione dagli effetti gravi della malattia è risalita al 95% in quanti avevano perso o stavano perdendo preziosi anticorpi, anche contro la variante Delta. Certo continua a non proteggere dal contagio in sé. Anche nello stato ebraico sono tuttora migliaia di nuovi positivi (il ​​14 settembre scorso il picco con oltre 11mila casi quotidiani) e decine i ricoveri e i morti ogni giorno, ma questi ultimi sono quasi tutti ascrivibili alla categoria no vax, presente anche lì.

Le analisi sottolineano come sia la barriera alla trasmissione del virus, che la prevenzione dalle sue conseguenze, siano ricresciute entrambe di oltre il 10% già a due settimane dalla somministrazione. Degli ultimi 70 cittadini deceduti per Covid nel Paese, 52 non erano vaccinate, 16 avevano ricevuto due dosi e solo due avevano la terza: il tasso di letalità, secondo i dati del ministero della Salute israeliano, non ha mai superato lo 0,5% con la terza dose; proteggendo 30 volte di più rispetto ai non immunizzati e 7 volte rispetto alle due dosi", aggiunge l'Università Bar-Ilan di Tel Aviv. 


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