Cronaca Scicli

Peppe Ottaviano, il dolore dell'esistere

Celebrati stamani i funerli del 40enne di Sciclci ucciso in circostanze ancora misteriose

https://www.ragusanews.com/immagini_articoli/20-05-2024/peppe-ottaviano-il-dolore-dell-esistere-500.jpg Peppe Ottaviano, il dolore dell'esistere


Scicli - Rose bianche e rosa sulla bara.
“Oggi prego perché mio figlio possa trovare finalmente la pace che cercava”.
Sono le parole di Giusy, la mamma di Peppe, poco dopo la morte del figlio.
Ha conosciuto il dolore dell’esistere Peppe Ottaviano Sgarlata. Il cognome della mamma è stato aggiunto nei manifesti funebri a dare un radicamento ulteriore all’esistenza di questo ragazzo di 40 anni, orfano di padre a cinque anni, una laurea in legge, una famiglia importante e rispettata alle spalle, ucciso barbaramente in circostanze che gli arresti chiariranno.

Stamani in San Bartolomeo a Scicli il funerale, partecipato, silenzioso, intercalato dai canti che come una nenia hanno lenito un lutto collettivo, perché un omicidio a Scicli è un peso troppo grande da sopportare, perché mai come stavolta il lutto riguarda tutti.

Legge il Quolet la zia Luisa, sorella quasi gemella della mamma Giusy e lo fa scandendo i passi dell’Ecclesiaste: “Vanità delle vanità è ogni cosa. Tutto è vanità.

Ho visto che non è degli agili la corsa, né dei forti la guerra e neppure dei sapienti il pane e degli accorti la ricchezza e nemmeno degli intelligenti il favore, perché il tempo e il caso imprevisto raggiungono tutti.

L'uomo non conosce neppure la sua ora: simile ai pesci che sono presi dalla rete fatale e agli uccelli presi al laccio, l'uomo è sorpreso dalla sventura che improvvisa si abbatte su di lui”.

Già, non è degli agili la corsa, neanche di chi fugge davanti al delitto.

Cinque sacerdoti hanno celebrato le esequie stamani: don Ignazio La China, padre Giovanni Lauretta, don Davide Lutri, don Giuseppe Agosta, don Pietro Zisa. C’era la chiesa tutta a testimoniare la condivisione del dolore della comunità, non solo quella sciclitana, viste le tante presenze esterne alla città.

Ha conosciuto il dolore dell’esistere Peppe, si è affacciato sull’abisso scorgendone il vuoto, la profondità, il buio.

Un amico poco fuori dall’uscio della chiesa del Santissimo Crocifisso di San Bartolomeo racconta un episodio di qualche tempo fa: “C’era un uomo dell’Est poco lontano da casa di Peppe che non riusciva a tornare a casa. Stava male forse perché ubriaco. Peppe non esitò un attimo. Andò a prenderlo fin dentro la macchina, lo mise sotto braccio e lo accompagnò. Era questo, Peppe, troppo fiducioso negli altri, capace di fare suo l’invito “se lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, lo avete fatto a me”.”

Aggiunge padre La China dentro la chiesa: “La sera che il carroattrezzi ha portato via la macchina di Peppe mi trovavo per caso a passare. Avevo appena celebrato la messa della festa della Mamma. E ho pensato alla tragica coincidenza del lutto più grande per una madre in quel giorno. Ecco, accanto a Giusy ora c’è Gesù”.
Rose bianche e rosa sulla bara.


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