Cultura Scicli

Richard Heuzé pubblica Sicilia barocca e ribelle. E parla anche di Scicli

Il grande giornalista francese pubblica un libro sulla Sicilia e parla anche di Scicli, che lo accolse nel 2013 in occasione di un educational del Comune

Scicli - E’ stato pubblicato nei giorni scorsi il nuovo libro del giornalista francese Richard Heuzé, storico corrispondente dall’Italia per Le Figarò, dal titolo Sicile baroque et rebelle (Éditions Nevicata, 2021), Sicilia barocca e ribelle.

Casa editrice è la belga "Nevicata" e il libro fa parte della collana L'ame des peuples, l'anima dei popoli, che dà spazio a scritti di stranieri che da molti anni vivono in un Paese che li ospita. Richard Heuzé aveva già scritto un libro sull'Italia, dal titolo programmatico: "Italia, estetica del miracolo".

I libri della collana non pretendono di essere guide turistiche e neanche libri di storia, ma sono piccoli libri di sentimento, da leggere magari in aereo, mentre si è in viaggio verso il luogo del quale si legge. Sono libri che aprono gli occhi e fanno spazio alle emozioni. Il libro sarà presentato a Palermo il 12 luglio 2021, ore 19, nello spazio Zisa a cura dell'Istituto Culturale Francese di Palermo.

Richard Heuzé fu ospite a Scicli dell’educational organizzato dal Comune con la stampa estera per far conoscere la città a giornalisti internazionali (e scrisse un bellissimo articolo sul Christ Vivant, il Cristo Risorto). Questo il testo del suo nuovo libro riservato a Scicli:

L’esuberante barocco siciliano
Il terremoto aveva fatto 60.000 morti nei 70 comuni del Val di Noto, tra Catania e Caltagirone, la patria delle ceramiche. La ricostruzione, iniziata in pieno periodo della Contro-Riforma, ha dato alla Chiesa l’occasione di riaffermare la sua autorità attraverso l’uso di un nuovo stile architettonico, il tardo barocco siciliano. “Le ha dato quello che cercava, un’architettura imponente in grado di affermare il suo potere ed allo stesso tempo essere un inno a Dio”, mi dichiarava nel 2007 il Vescovo di Noto, Mons. Giuseppe Malandrino. Il prelato mi aveva ricevuto nella sua cattedrale il cui restauro stava per toccare la fine dopo un periodo di sette anni di lavori colossali per ricostruire, perfettamente identica, dopo il crollo del 13 marzo 1996 di tre quarti della chiesa e della sua cupola, alta 50 metri. La stabilità ne era stata minata da inondazioni catastrofiche. Centomila blocchi provenienti dalle cave locali sono stati tagliati nel calcare bianchissimo e molto duro per ridare a questo gioiello il suo iniziale splendore.

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Nel XVII° secolo, nobili palermitani e ordini religiosi avevano rivaleggiato in ardore e fede per costruire palazzi, chiese e monasteri. Le chiese del Santo Salvatore, di San Domenico, Santa Chiara, del Crocifisso e l’Ecce Homo, il monastero dei Santi Salvatori, i palazzi Astuto, Villadorata, il palazzo comunale, una fila ininterrotta sulla strada principale, portano tutt’ora l’impronta di questo fervore. “Se lo stile è identico da Catania a Caltagirone, è perché queste città sono state ricostruite in 50 anni da architetti e mestieri che uscivano dalle stesse scuole”, mi ha spiegato l’arch. Salvatore Tringali, incaricato del restauro della cattedrale. E’ questo che ha dato alla Val di Noto questa unità di stile così speciale che, nel 2002, ha portato l’Unesco a classificare otto comuni della Valle nel patrimonio mondiale dell’umanità.

Il barocco insulare è uno spettacolo, una festa. Per me si tratta della parte più commovente della Sicilia. Questo conferisce alle pietre, ai muri, dolcezza ed eleganza. Una caratteristica di questo stile, la profusione di volute, di cornici, di balconi lavorati, di torri e cupole, per non contare l’abbondanza delle grottesche che svolgono ruolo di grondaie. La sontuosa cattedrale di San Giorgio di Modica ne è la perfetta illustrazione: una facciata su tre livelli con una torre centrale di forma convessa e una lunga balaustra riccamente decorata al primo livello, preceduto da un’incredibile scalinata di 260 gradini che la valorizza, dà movimento e maestosità all’edificio.

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Nella piccola località vicina, Scicli, il palazzo Beneventano offre una facciata barocca di grande effetto. Decorata di animali fantastici, mascheroni antropomorfici, balconi dal fogliame in ferro battuto, teste di mori e fauni con terribili smorfie. L’esuberanza e l’aggressività di queste figure sono attenuate dai toni pastello della pietra. Agganciata ad una collina calcarea, Scicli è uno dei luoghi più accattivanti e meno conosciuti: “Città dall’incredibile energia e magnetismo”, diceva Pier Paolo Pasolini. “La più bella città del mondo”, rincarava Elio Vittorini, lo scrittore di Siracusa. Perla del Val di Noto, con le sue deliziose piazzette, le sue chiese e monasteri dalla facciata cesellata da tagliatori di pietre dal talento di orefice, le strade delineate da limoni, hibiscus e bouganvillea con i suoi santi guerrieri che i fedeli portano in processione nelle feste religiose, molto seguite nel mese di aprile e maggio. Curiosa la Vergine a cavallo che sguaina la spada per respingere i Saraceni. Scicli ha anche dato vita a una scuola di pittori locali (Piero Guccione, Franco Polizzi, Franco Sarnari, Sonia Alvarez) che hanno in comune l’aver catturato sulla loro tavolozza la luce del cielo e la morbidezza dei colori della pietra.

Infine Ragusa, molto scenografica, con la sua parte alta in stile razionalista, con strade larghe e rettilinee, una cattedrale dedicata a San Giovanni Battista e altre chiese, come quella delle anime del Purgatorio che è un vero gioiello d'arte barocca. E la parte bassa, Ibla, con il suo quartiere medievale, il suo intreccio di strade pittoresche e la maestosa cupola della basilica dedicata anch'essa a San Giorgio".


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