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Sandra Milo in «8 e mezzo» di Fellini

Sandra Milo incarnava tentazioni e sogni di Federico Fellini

https://www.ragusanews.com/immagini_articoli/30-01-2024/sandra-milo-in-8-e-mezzo-di-fellini-500.jpg Sandra Milo in «8 e mezzo» di Fellini


 Addio Sandra!
Ieri mattina, 29 gennaio 2024, Sandra Milo ci ha lasciato per sempre.

Scompare con lei il mondo incantato degli anni Sessanta, forse la stagione più felice del cinema italiano.

Fellini girava “Otto e ½”, Visconti “Il Gattopardo”. Flaiano collaborava con Fellini, Susi Cecchi d’Amico con Visconti.

Mastroianni si confermava, dopo lo scandalo de “La Dolce vita”, alter ego di Fellini. Sandra incarnava tentazioni e sogni del grande regista, diventando per tutti gli Italiani dell’epoca il miraggio inconfessabile delle più conturbanti fantasie erotiche.

Il protagonista di “Otto e ½”, Guido, era il modello del maschio italico, sopravvissuto agli orrori e alle macerie della Seconda Guerra Mondiale, che trovava conforto e riscatto in una crisi profonda d’identità nella quale la realtà si mescolava all’onirico, la verità alla menzogna, la morale alla depravazione. Guido, nel film, è immerso in un mondo pirandelliano fatto di comparse, di falsi artisti in cerca di autore, di donnine fatali e facili distratte dall’affannosa ricerca del principe azzurro che mai arriverà spesso impersonato da papponi e finti commendatori, in effetti, truffatori e nullafacenti con il solo assillo giornaliero di sbarcare il lunario.

Ero poco più che un adolescente quando il film di Fellini fu proiettato al Cinema Teatro Italia di Scicli.

Al botteghino l’indimenticabile e cara Signora Wanda, un personaggio di felliniana memoria.

Andai “accompagnato” a vedere il film e ne uscii disgustato come la maggior parte degli spettatori. Non ci avevo capito nulla, infatti, e tutto mi era sembrato un grande circo equestre.

Troppo giovane ero per decrittare il mondo di Fellini, per comprendere il suo “ego” profondo e intimo, la cruda rappresentazione di una società che si vergognava come davanti a uno specchio di essere tale e di esistere.

Carla e Guido, ovvero Sandra e Marcello, erano i due volti di una vita che fluiva sotto i nostri occhi ma non si voleva vedere.

Molti anni dopo apprezzai la pellicola e lo sforzo del regista di raccontarsi senza censure e senza paraventi. Purtroppo bisognava crescere e invecchiare per comprendere la sua straordinaria e geniale metafora, la sua instancabile ricerca di una felicità che si sarebbe conclusa nel modo più banale possibile: una rappresentazione finale consistente in una passerella malinconica accompagnata dalla fantastica musica di Nino Rota.

Fellini, da quel gran sensitivo che era, nel suo film rappresentava l’attimo ultimo e struggente del trapasso di ogni uomo.

Lo stesso attimo che forse ha accomunato ieri mattina, lo voglio sperare, la povera Sandra al suo maestro in un’interminabile carrellata di immagini, nella finale ricerca di una felicità che, come nel film, coincide con la fine della commedia della vita e il ritrovamento sperato della quiete.

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