Economia Lavoro

Sicilia, il falso mito del benessere economico portato dalle trivelle

Se la ricchezza non viene redistribuita, resta un affare per pochi pagato da tutti

Sicilia, il falso mito del benessere economico portato dalle trivelle

 Pozzallo – Da decenni in Nigeria, come in Libia o in Congo, si estraggono gas e petrolio: possiamo dire che la popolazione locale ne abbia beneficato, arricchendosi delle risorse della propria terra? Se c’è solo sfruttamento, di giacimenti come di manovalanza, l’affare trivelle sarà tale solo per pochi. C’è però chi s’accontenterebbe pure delle briciole. E stanno arrivando: ci vorranno un paio di mesi per approvare definitivamente il Piano generale delle estrazioni di idrocarburi Pitesai in Conferenza unificata Stato-Regioni. Le società già autorizzate a scavare, anche in Sicilia, aspetteranno di averlo in mano per non rischiare di cercare carburante dove non potranno estrarlo.

Ma comunque a inizio 2022 partiranno, anche perché la moratoria sulla mappa delle trivelle è scaduta lo scorso 30 settembre. C’è tempo dunque solo fino a dicembre per le integrazioni di Palazzo d’Orleans al Piano, e per le proteste delle associazioni ambientaliste. A inizio anno, quando sorse la questione, Ragusanews aveva già messo sui piatti della bilancia il rapporto tra costi e benefici, ambientali ed economici. Il problema non va affrontato in termini di un lavoro temporaneo, per i mesi o gli anni necessari a bucare un suolo o un fondale, che potrà anche essere affidato alla manodopera locale, quanto sull’impiego di risorse stabili di livello professionale medio-alto nella pianta organica che gestirà poi questi nuovi impianti.

A parte l’Eni le altre compagnie energetiche interessate sono straniere, del tutto o in parte, con tecnici e professionisti non siciliani. C’è poi un discorso ancora più ampio che riguarda la redistribuzione generale della ricchezza prodotta da gas e petrolio nel tessuto sociale di un territorio, attraverso l’indotto. La capacità di diffondere davvero benessere economico nella popolazione, visto che l’impatto sanitario di queste centrali si è già dimostrato letale per gli esseri umani, oltre che per la natura e il clima. Per non parlare dei depositi di scorie nucleari, che prima o poi da qualche parte si dovranno pur individuare in Italia: un’altra bomba chimica che pende sulle nostre teste. 


© Riproduzione riservata