Cultura Storia di un emigrato

L'uomo di Rosolini che aveva tre gambe. E due paia di organi genitali

Da piccolo «mostro» in Sicilia a star in America: «Ho apprezzato ogni momento della mia vita»



 Rosolini - Lo zu' Ninu alla sua coppola non riesce proprio a rinunciare. L'acquistò tanti anni fa in un elegante negozio di Modica, e adesso - anche con l'afa di un appiccicoso agosto che non vuole proprio levarsi di torno - la indossa fiero. Lo incontriamo, a cento passi dalla piazza centrale del paese. E basta percorrere un paio di isolati per trovare ciò che stiamo cercando. 

«Ecco, chista è a casa dell'americanu cu ttri ghiammi». E il dito, un po' tremante, indica una casa abbandonata in via Lo Bello, all'angolo con via Manzoni.

Siamo a Rosolini. Il punto di partenza di una storia straordinaria. Ma anche grottesca e affascinante, triste e speranzosa, morbosa e umana. Eppure vera. Quella dell'uomo con tre gambe: Francesco "Frank" Lentini, il bimbo-mostro nato a Rosolini alla fine dell'800 e divenuto nel '900 una ricca star negli Stati Uniti.

Figlio del contadino Natale Lentini e di Giovanna Falco, Francesco nacque con tre gambe, quattro piedi (uno dei quali attaccato al polpaccio della terza gamba), sedici dita dei piedi e due paia di organi genitali.

«Entrambi perfettamente funzionanti», chiosano con siculo orgoglio i nipoti dello zio Frank d'America, che vivono ancora a Rosolini.

E allora proviamo a raccontarvi questa storia, utilizzando le "voci narranti" di Pietro e Pippo Lentini, uno imprenditore, l'altro ex impiegato comunale. Li incontriamo nella sede della Fiom, una fabbrica di grondaie con un nome che ci suggerisce il benessere degli operai.

Pietro e Pippo sono da anni protagonisti di un emozionante viaggio della memoria.

Senza il lieto fine: «Vorremmo metterci in contatto con i discendenti di zio Frank - dice Pippo Lentini - e invitarli a Rosolini per fare tutti assieme una festa in campagna. Ma non siamo riusciti a contattarli, speriamo un giorno di conoscerli».

Nella narrazione ci aiuteranno anche Luigi Faraone, 75 anni, e Giorgio Martini, giovane comasco, autore di una tesi di laurea a Milano e ispiratore di un blog su Internet.

«'A maravigghia» da nascondere

La nascita di Lentini è ammantata da un alone di paesano mistero.

Soltanto l'estratto del certificato di nascita al Comune parla chiaro: Francesco nacque il 18 maggio del 1889 nell'allora via Granati Nuovi proprio in quella casetta di due stanze, accanto alla farmacia della dottoressa Romeo.

«Mi occupai della storia di Lentini nel 1955 - racconta Faraone - quando venni a conoscenza del suo intento di ritornare a Rosolini per rivedere amici e parenti».

Nei suoi vecchi appunti, ordinatamente dattiloscritti, Faraone annotava: «Secondo i consulti medici al corpo è attaccato un individuo gemello in embrione, irregolarmente sviluppatosi durante il periodo di gravidanza della madre, mutilato dalla parte superiore del corpo. La parte visibile dell'essere non sviluppatosi è unita nel tratto lombare del corpo come una grossa coda».

Dovevano essere due gemelli. E invece ne sopravvisse soltanto uno. Perché?

Questa la spiegazione tramandata dagli anziani di Rosolini e riportata da Martini: «La madre, durante la gravidanza, fece visita a unmastru carraturi, il falegname che costruiva i carri per i cavalli, e rimase impressionata dal tavolo che utilizzava l'artigiano: un piano, con un buco al centro, poggiato su tre gambe ...».

Al di là delle leggende paesane, per la famiglia Lentini fu una disgrazia: «Una vergogna - ricorda Pietro - da nascondere, una cosa di cui in casa non si doveva parlare. Senza iabbu, senza maravigghia era la frase che i nostri nonni ci raccontavano di aver sempre sentito pronunciare, quasi a voler scacciare la malasorte capitata alla famiglia».

A Pietro chiediamo se in famiglia qualcuno ha ereditato qualcosa dallo zio d'America. Lui ci mostra una mano con quattro dita e ci gela con autoironia: «Guardi qua: a chi tanto di più, a chi qualcosa di meno...».

A proposito della famiglia di Francesco Lentini: c'è un piccolo mistero aperto. In un testo americano si parla di «di 12 figli, 7 sorelle e 5 fratelli, senza alcunché di insolito nel loro aspetto e nelle caratteristiche fisiche». Ma il nipote Pippo smentisce: «Nel registro conservato al municipio c'è scritto che era figlio unico». Una ragione in più per crescere infelice, in un paese siciliano di fine Ottocento, "malato" di una diversità scandalosa.

Ma Francesco fu mandato a scuola come gli altri bambini», ricorda Giovanna Cannata, piccola vicina di casa e 76enne quando nel 1955 fu intervistata da Faraone. I suoi genitori, ricordati in paese come «benestanti», lo sottoposero a viaggi della speranza ante litteram, cercando un medico che gli amputasse una gamba. Ma senza alcun risultato.

A Malta dal medico del mistero

E così la storia di Francesco arriva nell'Isola dei Cavalieri. «Prima del suo imbarco per gli Usa - ricorda Martini - venne portato a Malta, per essere curato da un abile quanto misterioso dottore». Nel piccolo villaggio di Bormla, a pochi chilometri da La Valletta, la leggenda del ghoggieba (mostro) s'è tramandata. Narrando del professor Ruggiero Busuttil, «l'unico a cui in quei tempi un disabile poteva rivolgersi per avere qualche speranza», scrive il giornalista maltese Charles Mizzi. Che racconta come venne fuori la storia di Lentini: un antiquario, John Bartolo, scoprì nel 1983 una foto del piccolo Francesco, «in posa da enciclopedia medica», nel doppio fondo di uno scrittoio appartenuto al medico. Ma anche a Malta niente "guarigione".

In America: da mostro a celebrità

Francesco e il padre emigrarono in America. C'è una data precisa: 28 giugno 1889, quando salparono dal porto di Liverpool con destinazione Boston.

Due mesi dopo li raggiunse la madre. Il ragazzino entrò subito nel "Ringling Bros" e poi nel celebre "Barnum&Bailey", dove lavorò fra il 1899 e il 1935 girando tutta l'America come "The Three Legged Sicilian". Si parla di lui nel "Wild West Show" di Buffalo Bill.

Nel 1907 sposò Theresa Murray, del Massachussets, di tre anni più giovane di lui. «I nostri nonni ci raccontavano che era un'attrice bellissima e di famiglia ricca», ricordano i due nipoti.

Frank ebbe quattro figli: Josephine, Natale, Frank e James. Girò il mondo. E pare che tornò pure nella sua terra di origine. A Rosolini si favoleggia di quel carnevale del 1908. «Frank - ricorda Martini - fece indossare i suoi calzoni agli amici, e se ne andarono tutti in festa per il paese con maschere e pantaloni con tre gambe...».

Lentini proseguì la sua carriera fino agli Anni 50, con un Carnival tutto suo. Nel 1952 cala il sipario: si stabilisce in Florida. Fino alla morte, nel 1966, alla non trascurabile età di 77 anni.

L'autobiografia: «La mia vita è felice»

Ma c'è anche una fonte diretta. Una mini-autobiografia di poche righe, stampata in unbooklet, il libricino che si comprava agli spettacoli. Qualche abile invenzione da star system (tra cui la data di nascita, che Lentini fa corrispondere a quella del suo arrivo negli Usa) e una rassicurazione al suo pubblico: «La mia terza gamba non mi infastidisce per nulla. Posso andarmene in giro tranquillamente e con la stessa naturalezza di qualsiasi persona normale: camminare, correre, saltare...».

Un aneddoto sulle sue scarpe: «Ne compro due paia e regalo la scarpa sinistra in più a un amico che ha avuto la sfortuna di perdere la gamba destra, così ogni volta che compro un paio di scarpe faccio una buona azione».

E infine una confessione: «Per i miei genitori fu uno shock, ma quando capirono che ero perfettamente normale sotto qualsiasi altro aspetto cominciarono a prenderla con filosofia. Ho viaggiato per la maggior parte della mia vita e ne ho apprezzato ogni singolo momento».

Come dire: una meravigliosa lezione d'amore.

Da una maravigghia, un "diverso" che diventa famoso e si permette il lusso di essre felice. Una storia da custodire e tramandare. Magari come antidoto contro il logorio dei tempi moderni. In cui la perfezione fisica del veliname è vuota, anche quando a disposizione di potenti utilizzatori finali.

Tanta bellezza per essere "normali". Fors'anche famosi. Ma profondamente infelici.

                        Mario Barresi

ha collaborato Santina Giannone

                          La Sicilia


© Riproduzione riservata