Cultura Modica

Una memoria sulla ricostruzione del Duomo di San Giorgio di Modica

Un documento prezioso

Modica - Un’antica Memoria redatta dal notaio Raimondo Di Francesco della città di Modica ci racconta la ricostruzione della Matrice Chiesa di San Giorgio avvenuta nel 1643.
E’ un documento prezioso scritto per noi, posteri, perché nulla di tutto ciò che fu fatto allora potesse essere dimenticato.
Echebelz, il Governatore Generale della Contea, aveva fatto censire nella città di Modica diversi fabbricati che minacciavano il crollo. Tra questi ci sarà stata con molta probabilità anche l’antica Matrice di San Giorgio.
Il 13 marzo Xj Ind. 1643 Vincenzo Cassata, architetto delle fabbriche della città di Modica, infatti, su incarico del Governatore, giurava una perizia da lui effettuata su case di un tale Filippo Azzaro ubicate nel quartiere detto della Porta d’Anselmo in contrada Santa Venera. In effetti, erano due “casalini derelitti” concessi dagli ufficiali del Patrimonio a Michele Lo Ciacero per comodità della nuova costruenda chiesa di Sant’Anna.
L’architetto, facendo delle valutazioni tecniche, redigeva un verbale che sottoponeva all’attenzione del Maestro Razionale Tommaso Pilato il quale lo faceva registrare nel Libro Patenti della Contea di Modica il 25 marzo 1643.
Non è stata pura coincidenza né affermo cosa non veritiera, dunque, se proprio il 25 marzo 1643, la stessa data del deposito della perizia giurata del Cassata, il notaio Di Francesco redigeva la Memoria della ricostruzione del massimo tempio cittadino, documento poi ricopiato come appendice della precedente perizia nel Libro Patenti della Contea.
Tale Memoria si compone di tre parti.
La prima parte riporta per sommi capi una lettera indirizzata dai canonici della Matrice al Conte Padrone don Giovanni Alfonso Enríquez de Cabrera, almirante di Castiglia.
In essa i canonici lo informavano del pessimo stato in cui si trovava il tempio. Già erano apparse crepe minacciose nel pilastro sinistro dell’“arco maggiore”, scrivevano, ma anche in altre parti dell’edificio. Da un momento all’altro i canonici paventavano, dunque, un collasso dell’intera struttura.
Preoccupati, i maggiorenti della Città avevano tenuto consiglio. Oltre ad aver dato subito inizio a una colletta, avevano incaricato un tecnico di redigere un progetto per spedirlo al Conte allo scopo di chiedergli un finanziamento.

E’ interessante notare l’astuzia sottile con cui i canonici della Matrice speravano di adescare la generosità dell’Almirante.
La chiesa, scrivevano ancora, era stata costruita dal Conte Ruggero d’Altavilla, non appena avere scacciato i Mori e conquistato la Sicilia diventandone re.
Figurava citata, a loro dire, in una Bolla di Papa Onorio emanata il 9 marzo 1217.
Il finanziamento chiesto, se ottenuto, avrebbe consentito a Giovanni Alfonso, Viceré di Sicilia, di emulare così le gesta del suo illustre predecessore.
Come Ruggero, in quel lontano XII secolo aveva posato la sua prima pietra, così il conte-viceré Giovanni Alfonso Enriquez de Cabrera sarebbe passato alla Storia anche per aver posato la prima pietra del nuovo tempio seicentesco della capitale della sua contea.
La città, merito di quest’occasione, avrebbe avuto l’onore di conoscere il Padrone da vicino, finalmente, e ringraziarlo!
Una captatio benevolentiae a tutto tondo alla quale, pensavano i canonici della Matrice, difficilmente il Conte avrebbe resistito.
La visita di Giovanni Alfonso alla sua Contea siciliana era stata ventilata, in effetti, non appena era giunta la notizia della nomina dell’Almirante a Viceré dell’isola destando numerose attese nel popolo, tra il clero, nel notabilato locale. Purtroppo gli impegni politici furono tanti e tali che non resero possibile la felice coincidenza.
Giovanni Alfonso arrivò, infatti, a Palermo il 16 giugno 1641 ma solo verso la fine del suo mandato, nel 1643, il Conte visiterà Modica e la sua Contea.
A stretto giro di posta Giovanni Alfonso rispondeva alla lettera dei canonici. Lamentando i ritardi della sua venuta, incaricava il Governatore Echebelz di fare nel frattempo le sue veci per scongiurare i danni paventati ed espressi.
Non fu una vera e propria lettera. Fu solo un biglietto, in verità molto sbrigativo, scritto in castigliano forse più per “bon ton” che per intima volontà di adesione alle richieste ricevute.
Il biglietto, ricopiato sul Libro Patenti della Contea e seminato di diverse imprecisioni dal copista, rappresenta la seconda parte della Memoria.
Alla fine Echebelz assistette alla cerimonia della posa della prima pietra.
I particolari di questo rito sono riportati nella terza parte del documento.
Il Governatore aveva fatto eseguire una lapide commemorativa dell’evento il cui testo il notaio aveva avuto cura di trascrivere integralmente nella Memoria. La lapide era stata dapprima benedetta nel cimitero della Matrice nel corso di un’intensa e solenne celebrazione alla presenza di tutte le massime autorità cittadine e comitali e del popolo. Era stata poi rinchiusa in una custodia di piombo e con essa murata in un primo basamento iniziale.
Alla fine di questo interessante racconto non potevo non interrogarmi su quel progetto del San Giorgio seicentesco fatto redigere dai canonici e inviato all’Almirante per l’approvazione.
Che fine ha fatto? Voglio sperare che in qualche cassa (come ho avuto modo in Spagna di vederne qualcuna), contenente documenti della famiglia Enríquez de Cabrera non ancora inventariati, ci sia questa copia preziosa del progetto e un giorno possa comparire. Sono certo che il suo ritrovamento contribuirebbe non poco ad arricchire ulteriormente la ricerca sulla Chiesa Matrice di San Giorgio di Modica.
Qui di seguito il testo della Memoria.
RICOSTRUZIONE DUOMO DI SAN GIORGIO MODICA 1643 - TRASCRIZIONE

ASM, Contea di Modica, Lettere Patenti, 1632-1652, vol. 1152,
f. n. 124/r
Nota a favor della Chiesa maggiore di Modica
Jesus Maria
a 25 Marzo 1643 xj Ind.
Havendo questi mesi passati in piu parti crepato il Pilastro sinistro dell’arco Maggiore della Maggiore Matrice Colleggiata Insigne di questa Città al quale stavano appoggiati tutti l’archi minori di quella onde minacciava pericolosissima rovina del tutto fù bisogno pigliarsi resolutione dar principio alla fabrica di tutta la Chiesa, che in più parti si vedea rotta et aperta per la sudetta raggione; si che formatosi il modello, e pianta di quella e contribuito la Città e conseglio con una elemosina stante l’evidente necessità, ricorsero li ss/ri Canonaci con loro lettera all’Ecc/mo S/r Almirante che si ritrova Viceré in questo Regno, supplicandolo che si come la detta Chiesa fù construtta et edificata dal Conte Rugiero, doppò l’acquisto che fece di questo Regno, come chiaramente appare per una bolla di Papa Honorio data sub die nono Martij vj Ind. 1217 cossi detto Ecc/mo S/re fosse servita non solo come natural Padrone di questo stato, ma come capo, e Viceré del Regno à similitudine del detto Conte Rugiero primo fundatore di detta Matrice mettere la Prima pietra di detto nuovo edificio di sua mano, gia che si spettava, con l’aggiuto del s/re molto di vicino in questo suo stato, e Città di Modica et havendo detto Ecc/mo s/re considerato il tutto, come cosa molto ragionevole, gli parse dar ordine al Governatore D. francesco d’Echebelz che stante la detta sua venuta haversi dilatato ne poter essere li vicino, come si credea, voglia in suo nome, e parte mettere la detta prima pietra per non si dilatare il principio dell’opera, come per sua lettera a detti ss/ri Can/ci appare del tenor seguente viz:

Egradezco (Agradezco, ndt) el cuydado que V. M/des an tenido en enviarme la planta de la fabrica que se a de hazer en la Yglesia de San Jorge, y pues mi Jornada a esos Estados no es por eora (ahora, ndt) doy orden al Governador ponga la primer[a] piedra en mi nombre, por que no se dilate el enpeçar (empeçar, ndt) la obra: Dios guarde a V/ M/des.
Mesina a 7 de Marzo de 1643
El Almirante
A los Canonigos de la Yglesia de S. Jorge de Modica

Jn esecutione della quale fù servito detto s/r Governatore conferirsi personalmente con tutta la sua Corte e Magistrato hoggi giorno della Annunciatione della Gloriosa Vergine n/ra sig/ra ad hore 20 in detta Chiesa Matrice, dove con la solennità, e pompa condecente e concorrenza di populi si fece nel Cimiterio la benedictione alla pietra sudetta, nella qule vi erano scolpite l’arme di detto Ecc/mo s/re quelle della Chiesa e quelle della Città, la quale fu portata da esso s/r Governatore insieme col s/r Dr. Don Benedetto Salemi Preposito di detto Capitolo al luogo del detto Pilastro sopra cennato, e postasi al debito luogo vi si incrastò dentro una lamina plummea dove sono scolpite le seguenti parole cioe
Anno D/ni 1643 die 25 Martij
Urbano octavo Pont/ Max/, Jmperante Ferdinando 3, Regnante Filippo 4, Joanne Alfonso Enriquez et Cabrera huius status Comite, in hoc Regno Prorege, cuius nomine, et jussu Don Franciscus Echebelz Gubernator pro refectione huius Matricis Basilicae olim à Comite Rogerio, post huius Regni victoriam structe, primarium lapidem feliciter infixit.

E sopra di quella si diede principio alla nuova fabrica in honore di Dio, e del Glorioso san Giorgio, onde ad istanza d’esso s/r Gov/re e Canonaci s’e fatto la presente nota ut in futurum appareat anno Jndictione Mense et Die quibus supra.
Not. Raymondo di Francesco.

CREDITI

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Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica (ASM)
Archivo Real Chancillería Valladolid (ARCHV)
Biblioteca Nacional de España (BNE)
Nifosì Paolo - Morana Giovanni, La chiesa di San Giorgio di Modica, 1955-2005, Cinquant’anni di Archivio sette secoli di storia, a cura di Anna Maria Iozzia, Vol. II, Archivio di Stato di Ragusa e Sezione di Modica, 2005

Sitografia (aggiornata al 13.7.2019)
Incatasciato Simona, Le vicende storico-costruttive del Duomo di San Giorgio di Modica ...ingegniculturamodica.ning.com/profiles/blogs/le-vicende-storicocostruttive

Nifosì Paolo, L'itinerario barocco San Giorgio e San Pietro dell'11 a Modica

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Foto Archivio Piero Murè.  L'immagine è databile ai primi anni Quaranta del Novecento.