Cultura Auto d'epoca

Tu chiamami se vuoi, Giulietta. FOTO

La Giulietta Sprint era ancora realizzata a mano

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Erano gli anni del “miracolo economico”, a Milano sorgeva il grattacielo Pirelli che svetta sulla città, e saliva vertiginosamente la domanda di automobili. L'Alfa Romeo colse questo cambiamento e lancia la Giulietta, una vettura di media cilindrata innovativa nella meccanica e nel concetto stesso di automobile, che creava uno spazio nel mercato: fino a quel momento l’alternativa era tra le grosse cilindrate appannaggio di pochi e le auto da famiglia con prestazioni modeste. La nuova Alfa Romeo offriva prestazioni e comodità non distanti dalle auto di segmento alto, ma con costi alla portata di molti. Progettata dall’ingegner Orazio Satta Puliga, fu prodotta nelle versioni berlina, spider (costruita da Pininfarina) e coupè (Bertone).
Oggi i vari modelli sono ricercati dagli appassionati e le quotazioni sono elevate, in particolare per le versioni sportive.

A debuttare nella primavera del 1954 fu la versione coupé denominata Giulietta Sprint. La berlina e la spider arrivarono un anno dopo. Linea pulita, armoniosa ed elegante, nata dalla bravura di diverse mani che l’hanno plasmata: Scarnati dell’Alfa Romeo l’ha impostata, poi è stata lavorata da altri stilisti, in particolare da Franco Scaglione dell’atelier di Bertone. Il prezzo al momento del lancio è di 1.735.000 lire, non poco per l’epoca (la berlina costerà 360mila lire in meno). Nonostante ciò, la Sprint ottiene fin dall’inizio un gran successo, superiore alle attese tanto che coglie di sorpresa Bertone a cui spetta l’assemblaggio delle scocche. Con l’apporto dei subfornitori e facendo ampio ricorso alla lavorazione manuale dei battilastra Bertone riesce a far fronte alla domanda. La lavorazione artigianale continua fino al 1959, poi da quell’anno si comincia a far uso delle lamiere stampate. Negli anni saranno 24mila le Giulietta Sprint vendute. Il motore, progettato da Giuseppe Busso, è un punto di forza del nuovo modello. La cilindrata 1300 è superiore rispetto al “solito” 1.1 che all’epoca rappresenta la cilindrata di riferimento. Ma il quattro cilindri in linea bialbero, in lega leggera, ha prestazioni anche superiori alle aspettative, avvicinandosi addirittura a quelle di cilindrate superiori, di certo da primato nella sua fascia di mercato. Inoltre si dimostra molto affidabile. Un motore che avrà vita lunga e gloriosa e che equipaggerà anche la berlina Giulia.

Nella Giulietta Sprint del 1954 il bialbero è alimentato da un carburatore doppio corpo con una potenza di 65 Cv, che permette alla neonata Alfa di raggiungere la ragguardevole velocità massima di 165 km/h. La disposizione meccanica è tipica dell’epoca: motore anteriore longitudinale e trazione posteriore. Il cambio è a quattro marce con leva al volante. Le sospensioni anteriori sono a ruote indipendenti con ammortizzatori coassiali, dietro c’è il ponte rigido. All’interno i materiali impiegati sono di buona qualità. Negli anni successivi l’Alfa, come di consueto, procede al potenziamento dei motori e all’aggiornamento dei modelli. Chi vuole Alfa, chiede potenza. Così, nel 1956 arriva la Sprint Veloce che beneficia di due carburatori doppio corpo orizzontali, oltre ad un alleggerimento del peso.

Importanti aggiornamenti sia estetici sia meccanici arrivano nell’autunno 1958. Esternamente la Giulietta Sprint seconda serie si rico- nosce per la diversa calandra (ora grigliata) e per i gruppi ottici leggermente modificati. Il motore della Sprint è potenziato: monta ora un collettore di scarico sdoppiato, così la potenza sale a 79 Cv. 

Altre modifiche interessano il cambio (sincronizzatori Porsche) e la leva di comando, ora al pavimento. La velocità massima tocca i 170 km/h.

Oggi, sul mercato delle auto d'epoca, si acquista a un prezzo che da 16 mila euro può arrivare anche a centomila euro. 

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