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Covid, Palermo in rosso per salvare il resto della Sicilia: oggi si decide

Contagio in crescita: tasso di positività al 12%, due punti oltre la media nazionale. Capoluogo in lockdown per non chiudere tutta l'Isola

La mappa dei nuovi contagi ogni 100mila abitanti nell’ultima settimana

 Ragusa - Ricoverata da ieri sera all'Ismett di Palermo una paziente pugliese di 37 anni, affetta da grave polmonite bilaterale da Covid, per la quale potrebbe essere necessario il trattamento con Ecmo, l'ossigenazione extracorporea cuore-polmone. Il trasferimento in Sicilia, a bordo di un aereo dell'Aeronautica militare, si è reso necessario per la saturazione di posti letto di terapia intensiva negli ospedali della Puglia, in rosso fino almeno al 20 aprile. La pressione sulle strutture sanitarie consente ancora all’Isola arancione di accogliere malati dalle regioni più vicine, ma fino a quando? Con l’indice di contagiosità schizzato lunedì a oltre il doppio di domenica (il 12% contro i 10,4 italiano), la regione sale al 6° posto in Italia per contagi giornalieri ma purtroppo crescono, lentamente, anche i ricoveri: sia quelli ordinari (da 974 a 1.025) che in terapia intensiva (da 153 a 158). Sempre meno i guariti: ieri appena 36, quasi la metà delle 24 ore precedenti. Il dato macroscopico è però quello dei quasi 600 nuovi contagi giornalieri contati nella sola provincia di Palermo, che acquista ancor più rilevanza se paragonato agli zero casi di Enna: il capoluogo è una specie di "lazzaretto" a se stante all’interno dello stesso territorio, che circoscrive la criticità regionale in un unico maxi focolaio, in grado purtroppo di trascinare in rosso l’Isola intera.

Sono almeno un paio di settimane che andrebbe messo in rosso scuro, come chiede il sindaco Leoluca Orlando (nel video allegato in fondo), anziché incaponirsi a blindare questa o quell’area, a vietare mercatini e stazionamenti, nel timore che altrimenti Roma decida la massima fascia di rischio in tutta la Sicilia. Il cartellino rosso sarebbe dovuto scattare dallo scorso 19 marzo, per l’esattezza, quando il palermitano segnò 500 nuovi casi e Razza chiamò Musumeci per avvertirlo della necessità del lockdown, con tutti i problemi del caso: “se glielo diciamo a Orlando quello se la vende subito" e “non glielo possiamo comunicare due ore prima alla gente". L’indomani l’ex assessore si rimangiò l’allarme e finì tutto in cavalleria. Ora la situazione si è rovesciata: se vuole evitare che venerdì prossimo la cabina di regia del ministero decreti il rosso per tutta la regione, il governatore non può più permettersi di procrastinare “l’adozione del provvedimento - dice -, quale utile misura preventiva per evitare il picco dei positivi al Covid”. Che, se non se ne è accorto, è stato già raggiunto.


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