Cronaca Ragusa

Rissa a Marina di Ragusa, era meglio il lockdown?

Si fa a botte rischiando di essere filmati e poi spalmati sulle storie dei social, o si fa a botte solo per le storie dei social?

https://www.ragusanews.com/immagini_articoli/03-06-2021/rissa-a-marina-di-ragusa-era-meglio-il-lockdown-500.jpg Rissa a Marina di Ragusa, era meglio il lockdown?


Ragusa - Forse era meglio continuare col lockdown.
O forse, prima del liberi tutti, somministrare qualche decina di ora di formazione continua e a reti unificate per riacquistare il senso civico. Anche quello mai posseduto.
Gli episodi di rissa tra ragazzi, accaduti nel ragusano a distanza da poche ore l’uno dall’altro, deve farci riflettere, e non poco.
Abbiamo perso il senso della pacifica convivenza? Non riusciamo più a stare assieme agli altri? Usciamo di casa, dal nostro bunker inespugnabile che ci ha tenuti al sicuro per due estati, al riparo dal virus e dal contagio, scendiamo per strada e non riconosciamo più la normalità della vita?
C’è un problema, serio, che dev’essere affrontato dalle istituzioni.
Ordine pubblico a parte, qui quel che viene messo in discussione è il principio di comunità.
I ragazzi non sono in grado di tradurre il codice della pace. Episodi come quelli di Marina di Ragusa e Scoglitti fanno da cornice alla cronaca quotidiana di tutt’Italia.
È guerra dappertutto, insomma.
È rissa ogni giorno, purtroppo.

Si fa a botte rischiando di essere filmati e poi spalmati sulle storie dei social, o si fa a botte solo per le storie dei social?
Imprudenza o consapevolezza di dover recitare una parte perché è solo così che la nuova commedia sociale riesce ad accettarci?
Le risse per strada e in mezzo ai tavolini dei bar sono una dichiarazione di guerra che i giovani rilasciano al Mondo per averli costretti al confino nelle loro camerette, o solo il desiderio di comunicare a tutti: noi ci siamo, esistiamo, siamo qui, riprendeteci pure e mostratelo a tutti?
Quel che i giovani non dicono, riusciremo mai comprenderlo?
Li abbiamo sedati per un due anni, e adesso si sono svegliati dal torpore.
Alle istituzioni il compito di rieducarli alla vita. Le famiglie sono state private anch’esse di quegli strumenti educativi elementari utili alla rieducazione, possiamo dare le colpe delle intemperanze solo alle mamme e ai papà?
Le sedie che volano sono solo rumori di scena, non scordiamolo, la vera tragedia, invece, si sta consumando in silenzio.
Empiricamente, però, va tutto bene.


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