Economia Il paradosso

Tutto il petrolio russo al porto di Augusta, per colpa delle sanzioni Ue

Italia primo importatore europeo, e primo finanziatore della guerra ucraina

https://immagini.ragusanews.com//immagini_articoli/24-05-2022/tutto-il-petrolio-russo-al-porto-di-augusta-per-colpa-delle-sanzioni-ue-500.jpg Tutto il petrolio russo al porto di Augusta, per colpa delle sanzioni Ue

 Augusta, Sr - Le importazioni italiane di petrolio russo hanno raggiunto a maggio i 450mila barili, il massimo dal 2013 e il quadruplo rispetto allo scorso febbraio: numeri che, secondo la società di consulenza Kepler, fanno del nostro paese il primo acquirente europeo di carichi navali di greggio da Mosca davanti all’Olanda. La gran parte di questo petrolio finisce al porto di Agusta, vicino Priolo, sede dell’ormai celebre raffineria Isab controllata dal colosso russo Lukoil, non soggetto direttamente a sanzioni ma inibito a ricevere finanziamenti dalle banche europee.

Questo fa sì che anche l’impianto siracusano sia privo di fondi per comprare sul mercato petrolio di altra provenienza, e debba affidarsi esclusivamente alle forniture della società madre, quindi aumentando di fatto la quantità di greggio del Cremlino in arrivo sulle coste meridionali della Sicilia. “È paradossale - ha sottolineato Alessandro Tripoli, segretario generale di Femca Cisl per le province di Siracusa e Ragusa, interpellato dal Financial Times -, con le sanzioni l’Ue avrebbe voluto penalizzare l’import di beni energetici russi ma in questo caso sta ottenendo l’effetto opposto”. Con l’incremento delle quotazioni in borsa e delle quantità acquistate, ad aprile il valore dell’import del greggio è salito a 6 miliardi di dollari, il 75% in più del 2021.

E la Russia è il terzo maggior produttore mondiale dietro Usa e Arabia Saudita: tra i clienti annovera Cina e India ed estrae 10 milioni di barili al giorno, equivalenti a circa un miliardo. Insomma la raffineria, che occupa 3.500 persone tra dipendenti e indotto ed è la più grande d’Italia per capacità, stacca un bell’assegno quotidiano a Putin. Prima delle sanzioni internazionali per l’invasione dell’Ucraina solo il 30% del petrolio lavorato nello stabilimento proveniva dalla Russia, ora il 100%: un quinto di tutto quello che giunge a livello nazionale ed è poi riesportato via nave in prodotti finali, come benzina e gasolio, in decine di paesi. 


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