Cultura Scicli 10/12/2016 23:00 Notizia letta: 182 volte

I misteri del Ritiro

Le sorprese della storia
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Scicli - Il Ritiro Di Scicli (o Collegio di Maria) è materia poco indagata, a quanto mi risulta.
Talmente poco indagata che, in merito, si sono scritte solo inesattezze.
Sia in tempi recenti sia in tempi passati.
Mi sarebbe piaciuto riscontrare come esatte le cose che da sempre ho letto su questo edificio.
La Storia, però, spesso riserva sorprese amare, soprattutto quando a parlare sono proprio gli atti notarili che a diritto la scrivono.
Io, come altri, ho sempre creduto alle notizie date da Mario Pluchinotta nel suo piccolo e, nonostante tutto, pur sempre interessante manuale intitolato: “Cenni sulle case di alcune famiglie di Scicli”, ripubblicato di recente a cura di Antonio Sparacino per i tipi della Santocono Editore.
A proposito di Palazzo Ribera, a pag. 44 di quest’opera, testualmente si legge:
“L’antico palazzo Ribera era sotto il quartiere Altobello, e la sua facciata tutta di pietra da taglio con finestre a sesto acuto cariche di stemmi è ora chiusa dal muro di cinta che chiude l’antico Ritiro.

Questo palazzo infatti che resistette al terremoto del 1693, era stato abbandonato dal B.ne Ribera sin dal secolo XVII ed era stato unito a quello della famiglia Pistone, dove fu fondato il Ritiro, che ha il prospetto sulla via Castellana.”
Sin dall’estate scorsa, sfogliando bastardelli e minute di notai sciclitani presso l’Archivio di Stato di Ragusa sezione di Modica, mi erano capitati tra le mani due atti strani che subito attirarono la mia attenzione.
Era un preliminare del 2 settembre 1711, seguito da una minuta dello stesso giorno e anno, con il quale l’Arciprete pro tempore della Chiesa Madre di San Matteo di Scicli, Dott. Guglielmo Virdieri, si accordava con la ditta Blandino di Modica (impresa a carattere familiare già in parte impegnata nella ricostruzione del Duomo di San Matteo) per:
“riedificare e consare la casa della Colleggiata di San Matteo....
Iten si obligaro (i Blandino, ndt) di fare fabrica di calce arena di longhezza della affacciata della sala sino alla cantonera della via intermedia con quelli di Dr. Riela dove si obligarono fare intagliare la cantonera delli petri di giurgiulena che sono in ditta casa e tirare la fabrica in supra la vanella palmi sei con tutta la cantonera e che l’altezza di tutta la sudetta frabica e cantonera abia d’essere giusta l’altezza dell’arcaggio di sudetto porticato.”

Si trattava di un vasto edificio, dunque, di proprietà della Collegiata, ubicato nel quartiere sciclitano San Giorgio, confinante con case del Dr.Ignazio Riera e via intermedia, come si deduce dall’atto notarile.
In entrambi gli atti testimone è il Canonico Biagio Mirabella.
Si dà il caso, però, che lo stesso Canonico Biagio Mirabella, qualche decade più tardi, con atto pubblico rogato dal notaio Guglielmo Mormina di Scicli il 10 maggio 5ª Ind. 1747, rifonda il Collegio di Maria (volgarmente detto il Ritiro) e a tale scopo i suoi procuratori redimono un censo relativo a onze trecento, in ragione del 5% annuo gravante su:
“illius magni tenimenti domorum existent/ in hac Civitatis Siclis, in quarterio nominato della Maddalena conf. cum duabus viis publicis, una solita per quam itur ad Ven/lem Insignem Collegiatam S/ti Bartolomei nominata la Strada del Castellano, et alia per qua itur ad Ven/lem Ecclesiam S/ti Joseph per dictum Patrem (Ignazio, ndr), et Filicem de Riera, vended/ dicto quondam Rev/ Sac/ Can/co de Mirabella pro edificando dicto Venerabili Collegio Marie.”
La “rifondazione” del Collegio avviene sotto gli auspici del nuovo Arciprete della Matrice di San Matteo, Sac. Don Antonino Maria Carioti (lo stesso che ci ha lasciato appunti e libri di memorie) e sotto la supervisione del superiore dei Gesuiti (padre Ignazio Marino Giardina o Francesco Sgarano), nella qualità entrambi di procuratori.
La ricostruzione del “Ritiro” si effettua, dunque, inglobando palazzo Riera e un locale detto “della bucceria” in case appartenenti, in origine, al vecchio Collegio di Maria (erano quelle che furono ricostruite dai Blandino nel 1711? E per questo indicate di proprietà della Collegiata della Matrice?). Il primo appalto della riedificazione fu stipulato presso il Not. Vincenzo Aparo, il minore, il 28 dicembre del 1766.
Una data molto eloquente.

Nel 1765, infatti, la ricostruzione del Duomo di San Matteo si poteva definire se non completamente terminata, sicuramente a buon punto.
I capitolati d’appalto del Ritiro, tanto del primo quanto degli altri, minuziosi fin nei minimi particolari, voluti così più che dal notaio Aparo dal Nostro Arciprete Carioti, la pedanteria del quale è abbastanza nota, si susseguirono per tutti i mesi seguenti di febbraio e marzo. Tra subappalti e modifiche delle clausole originarie.
Grazie a questa inconsueta meticolosità, -O felix culpa! - oggi possiamo conoscere tutte le fasi della ricostruzione del Collegio di Maria e immaginare anche gli spazi, interni ed esterni, nei quali si articolò l’importante struttura.
Resta comunque in piedi il grande interrogativo storico sull’ubicazione di Palazzo Ribera.
Negli atti del Notaio Aparo, che pubblico qui di seguito, non si fa un minimo accenno alla famiglia Pistone o alla famiglia Ribera, ipotetici storici proprietari nel Seicento degli immobili sopra descritti, come scrive il Pluchinotta e per anni ci ha fatto credere.
La famiglia Riera, invece, giocò un importante ruolo nella ricostruzione post terremoto della Città civile e, soprattutto, del Duomo.
Non vorrei che il cognome “Ribera” fosse stato involontariamente confuso dal Pluchinotta con “Riera”.
Se così fosse, l’antico palazzo Ribera nel quale nel novembre del 1642 fu ospitato il Viceré di Sicilia Don Giovanni Enriquez de Cabrera, in visita alla sua contea siciliana, dove sarebbe stato ubicato, dunque? Ancora sarebbe possibile scorgerne qualche traccia?
In effetti, il Carioti stesso, a un’attenta lettura e analisi, già smentiva il Pluchinotta, descrivendo in questo modo l’arrivo del Viceré in città:
“S’ersero più archi trionfali che si continuavano per un assai lungo tratto di strada dal primo sino al palazzo di Don Girolamo Ribera, ove vi si ritrovò preparato il magnifico alloggio al primo ingresso accanto della Torraccia nell’Oliveto sotto al Piano de’ P.P. Cappuccini nel giorno dei SS. Apostoli Simone e Giuda 28 ottobre. (1)”

(1) pag. 215 e ss. Antonino Carioti, Notizie storiche della Città di Scicli, Vol. I, ed. a cura di Michele Cataudella.
Qui di seguito i documenti:

Per la Casa della Collegiata di San Matteo:
Archivio di Stato di Ragusa Sez. di Modica, Not. Francesco Aldisio, nº 525, Vol. XI

Trascrizione Preliminare inserito nel Bastardello dell’anno 1712
Da Scicli a dì 2 Septembrijs quinta Ind. 1711
M.ro Simone e M.ro Pietro Fratelli Blandino si obligarono di redificare e consare la casa della Collegiata di S. Matteo di questa città di Scicli con l’infratta trabio....e conza.
In primis
Si obligano sfrabicare tutta la cantonera di pietra di gigiulena che stà attaccata con la facciata della sala e l’istessa redificare dallli fundamenti sino alla altezza di detta affacciata delli stessi pietre di nuovo intagliate.
Iten si obligarono fare intagliare e murare un porticato ad arco di la.... va.... di palmi cinque e di altezza...... porta......a scimirotta, d’intaglio e..... ma le pietre del porticato si devono dare e fare venire dalla pirrera. Il procuratore di detta Chiesa e li maestri li devono intagliare.
Iten si obligaron fare una finestra à Magdalena di due con tre palmi con darci le pietre il detto procuratore.
Iten si obligaro di fare fabrica di calce arena di longhezza della affacciata della salla sino alla cantonera della via intermedia con quelli di Dr. Riela dove si obligarono fare intagliare la cantonera delli petri di giurgiulena che sono in ditta casa e tirare la fabrica in supra la vanella palmi sei con tutta la cantonera e che l’altezza di tutta la sudetta frabica e cantonera abia d’essere giusta l’altezza dell’arcaggio di sudetto porticato.
Iten si obligaro di sfabricare e di nuovo fabricare tutto quello muro della cocinella che minaccia ruina d’interra sino all’altezza di detto muro con farli la porticella d’intaglio di giugiulena secondo la porta di legno.
Iten si obligaro di repassare e spesare tutte le fissure delli mura tanto di dentro quanto di fori con gisso e pirrera sutile.
Iten si obligarono di repezzare tutti li pavimenti tra astrichi di sopra con canni e gisso.
Iten si obligaro di ripizzare lastrico di sotto con repezzarlo con càuci e rina e di fare la regolata alla porta di gisso per stare bene la porta.
Iten si obligaro di fare .....ridursi dillo dammuso d’onze cinque quale il detto procuratore voltare a nessuna cosa cio è ne ligna ne crovelle ne niente cio e una salma di fromento e onze tre di denari e tutta sta fabrica si devono finire per li deci di 8bre venturo, 1711.
Iten che deve consare lo scursuni e voltare li casi e se mancano ceramidi ce li devi dare il procuratore.
In conto della quale mastria lo sudetti di Blandino confessano aver ricevuto dal sudetto Virderi casi dieciesetti in denari e tari sette e grana dieci in prezzo di tumina due di frumento.
Testes S.D. Guillelmus Cuffaro et Blasius Mirabella

Trascrizione dell’Atto:
Jesus
Die duo ms septembris quinta Ind. Millesimo septicentesimo undecimo
Magister Simon, et Magister Petrus filj Blandini m.n.c. mag/le modo hic Sicli reparet..........unà simul principalis, et sp/s/mo recese pena ind. quinta 8brij p.v. se obligant et obligant Rev. Arc., Can/co Dec/no Domenico Virderi uti procurator Venerabilis Matricis Insignis Collegiatae Ecclesiae Sancti Matthei huius Civitatis Siclis esiusdem pr/tis actiis in actis principalis diep/, ut d/t:
Di sfabricare tutta la cantonera del Palazzolo di detta Venerabile Chiesa Matrice nella q/ta di San Giorgio fatta di petra di giurgiulena chi sta attaccata alla Facciata della Sala e di nuovo redificarla dalli fundamenti sino all’altezza de ditta affacciata con l’istessi pietri di giurgiulena di nuovo intagliati; Di più si obligano fare, e intagliare e murare un Porticato ad arco di larghezza palmi cinque e di altezza palmi novi di luce, con farci l’archaggio di dentro chiavate, e scimilotte d’intaglio; stà che le pietre del Porticato ce li deve dare e fare venire dalla pirrera il Proc/re, solamente li Mastri li devono intagliare; e anchè si hanno obligato fare una finestra á Maddalena di due contra palme, con darci le pietre detto Proc/re.
Di più farci fabrica di calce, e rina di longhezza dell’affacciata della Sala, e insino alla cantonera della via intermedia con le case di Dr. Ignazio Riera dove s’hanno obligato farci intagliare la cantonera delle pietre di giurgiulena che son in detta casa, e tirare la fabrica in supra la vanella palmi sei con tutta la cantonera e che l’altezza di tutta la sudetta fabrica, e cantonera si abbi di essere giustà l’altezza dell’archaggio di sudetto Porticato, come anche s’hanno obligato sfabricare, e di nuovo fabricare tutto quello muro della Cocinella che minaccia ruina, incominciando dà terra, per insino all’altezza di detto muro, con farci la porticella d’intaglio di giurgiulena, secondo la porta di legno; Di più rappezzare tutte le fissure delli muri tanto di dentro, quanto di fuori, con gisso, e pirrera sottile, come anche di rappezzare tutti li pavimenti, seù astrechi di supra con canne e gisso; Di più di rappezzare l’astraco di sotto pi calce, e rina o di fare la regolata alla porta di gisso per farla stare bene; Di più fare le due fiduzzi dello dammuso, come anche di consare lo scursuni, e voltare le case, e se mancheranno ceramidi ce li deve mettere detto Proc/re a lui spettando =
E questo per mercede di onze cinque, cioè salma una di frumento alla meta, ed onze 3 di denari di tutto. In conto del quale travaglio li suddetti Di Blandino in s/ta d/sa hanno confessato, e confessano dal sudetto Rev. di Virderi di nomine stipulante ricevuti diecisette di denari di q/o, e tari sette e grani dieci in prezzo di tummina due di frumento raggionato alla meta rendimento. E lo resto detto Rev/do di Virderi stip. nom/ne s’obliga con giuramento pagherà alli detti di Blandino in pers/na stip/te ò à loro persona legitima qui in Scicli travagliando, assiccurrando, pagando, ed infine allistendo,
In pace=
Con patto che detto Rev/do Proc/re non sia tenuto darci cosa alcuna alli detti di Blandino, cioè nè ligna e corovelli, tavoli, nè altra cosa per servigio di detta fabrica di patto.
Que oi..t sub hijs ca/=
Et jis sunt unde t/
Testes Guilelmus Cuffaro, et Blasius Mirabella

RITIRO (COLLEGIO DI MARIA) / RIEDIFICAZIONE

Doc. n. 1

Archivio di Stato di Ragusa, sez. di Modica
Not. Vincenzo Aparo, il minore, Vol. 27 pagg. 276 e ss.

+
Jesus
Apoca
Die vigesimo octavo mens xmbris Ind.ne decima quinta Millesimo septicentesimo sexagesimo sexto

Testamur et notusm facimus, quod presentes coram nobis m/r Franciscus Bissi, m/r Benedictus Luna, et m/r Gaspar Puccia hac Civitatis Siclis m.n.c. sponte vigore presentijs cum iuramento una simul, principatum, et in solidum rende/ se obligaverunt, ac obligant R.R. Procuratori Ignatio Maria Giardina, rectori Ven/lis Collegij Soc/is Jesu Siclis et Rev/mo archip/ro S.J. D. D. Antonino Maria Carioti huius dicta Civitatis Siclis m.n.c. presentibus, et stipulantibus, ac devenientibus tam quam fideicommissij infrinctij, et defrinctij ppro nova Constructione Ven/lis Collegij nominati Mariae dimissi, et fundati per quondam Rev/ Can/cum D. Blasium Mirabella virtute huius modi actus fundationis celebrati apud acta ipsius not. Guilelmi Mormina, die ut dict/ ac quem per incipien/ ut dicit:
Dalli due dell’entrante Gennaro 1767 sino a serviggio finito continuamente senza interruzione alcuna fare magistralmente, secondo richiede l’arte tutta quella fabrica necessaria per detto Collegio di Maria nuovamente fondato dal detto quondam di Mirabella, incominciando dal porticale maggiore fuori della Bucceria a pianta netta alias/ et hoc pro pretio ad jus tarenos quinque, et granos decem p.I.p. singula canna ex pacta mensuran/ per ex personas com/r per ipsos che/es eligen/
Con patto però, che detti R.R. di Giardina e Carioti dictis nominibus devono mettere per detta fabrica pietra, calce, e rina, e tutto lo resto, cioè mastria, ponte, legname, corde, ed ogn’altro necessario alla Construzione della medesima fabrica, sono obligati, come in virtù del preditto s’obligano metterlo detti Maestri. Come pure detti Maestri devono sfabricare tutta quella quantità di muri, per insitarvi l’infratte porte, e finestre dentro, e fuori terminate, e finite di fabrica, con questo, che detti fidecommessi, seù Amministratori devono mettere il materiale come sopra, e lo resto detti Maestri, i quali anche sono obligati piantare di legname, e le dette porte pelle quali prima si devono sfabricare da detti Maestri le mura sono l’infrascritte cioè la porta del parlatorio, la rota, che deve girare, la porta della sala, che dona all’aria scoverta, in cui vi è il pozzo, la porticella della sala, per entrare nella camera, dove si coricava il Can/co D. Felice Riera, che passa sopra la Bucceria, altra porta per entrare nella Cappella, ed una finestra per dar lume in detta Cappella, altra porta per entrare dalla sala, all’astrico scoverto, ed altra nella scala di fuori all’affacciata per entrarvi le figliuole alla scuola; con questo però, che tutte le suddette porte devono essere di larghezza palmi quattro, come pure detti Maestri sono obligati siccome in virtù del presente s’obligano fare l’infrascritte porte, e finestre cioè la finestra nel parlatorio, altra finestrina sotto il dammuso, la porta della cocina, altra delli luoghi comuni, la finestra della cocina, devono allargarla, altra finestra, che viene nella porta che al presente dona nell’astrico simile all’altre, la finestra grande nella sala si deve restringere nell’altezza, e larghezza simile all’altre due finestre d’appresso, come pure detti Maestri sono obligati collocare l’intaglio alle grade senza poter contare fabrica nelli vani di dette porte, e finestre, come pure devono piantare altra porta pella Serviente, ò per magazzino al fine della scala salendo dal porticale. Con questo però, che detti Maestri circa le dette finestre dove bisogna sfabricarsi detti Maestri sono obligati ciò fare. E finalmente in caso detti Amministratori, e fidecommissarij, delle suddette porte, e finestre, ne vorranno fare a meno, resti in loro libertà, dovendosi allora deducere ad mensuram dell’infrascritte onze 3.6 e questo per il prezzo, seù mercede d’onze 3.6 denari secondo l’ultima offerta, e liberatoria fatta da detti Maestri come a ultimi dicisori, e plus offerenti tanto pelle sudette porte, e finestre, quanto pella riferita fabrica, stante molti bandimenti fatti ne luoghi pubblicj, e consueti di questa città.
In computu cuius quidem laborij ipsi obligati de Bissi, Luna, et Puccia in solidum ut supra cum juramento dicunt, et fatentur ha/sse, et re/sse a supradicti fidecommissarijs et administratoribus presentibus, et dictis nominibus stipulantibus uncias Duas in pecunis de cont/ et I. p. rentes et restarij vero ipsi R.R. De Carioti, et Giardina dictis nominibus solvere proponent in solidum ut supra stipulanti bus, vel eorum, et cuius/ p/ne leg/me hic Sicli ut dicit travagliando, soccorrendo, et infine allestendo in pace/
…..
Testes Bartolomeus Buscarino, et Antoninus Trovato

Doc. n. 2
Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica
Not. Vincenzo Aparo, il minore, vol. 27 pag. 325

+
Jesus
Die septimo februarij Ind.ne decima quinta Millesimo septicentesimo sexagesimo septimo

Testificamus quod m/r Benedictus Luna, m/r Franciscus Bissi, et m/r Gaspar Puccia huius Civitatis Siclis m.n.c.c.n. sponte in presentis cum iuramento una simul et in solidum rend/ se obligaverunt et obligant ad/ Rev. Procuratori Francesco Sgarano Societatis Jesu, rettori Ven. Collegi eiusdem Societatis Jesu, et Rev/mo Archip/ro D. Antonino Carioti s. m.n.c. presentibus et stipulantibus, ac devenientibus uti executoribus et Administratoribus novi edificis Ven. Collegis Marie norite fundati per q/uondam Rev/ Sac/tem D/r Blasium Mirabella incipiend/ ab hodie in antea usque ad totalem perfectionem infra/tti servitij, et pro majori intelligentia, facti vulgare sponte loquendo: che detti Maestri in solidum devono magistralmente fare seconda richiede l’arte di tutto loro attratto e mastria a riserba del calce, e rina che devon mettere detti Amministratori numero sette, o otto archi nel nuovo edificio di detto Collegio di Maria incominciando dal magazeno nuovo nella strada di Santa Maria la Maddalena, fino allo scarpesante dell’astraco scoverto, quali archi devono servire per collocarci dentro le grade, ò siano gelosie, e che devono corrispondere d’altezza colla fascetta di sopra a piede piano dell’astraco scoverto, con patto che detti murifabri si possano servire de pezzi vecchi pella fascetta che si trova sopra il muro, dippiù, che detti maestri in solidum devono fare li pilastri per detti archi corrispondenti col piede piano dell’astrico, come altresì la fascetta d’intaglio sopra li detti archi, e che devono dare li detti maestri sudetto serviggio arrizzato dentro e fuori come pure devono fare detti Maestri altri n. sei, o sette archi nell’astrico scoverto della parte di sopra della maniera di sopra descritta, come pure devono fare il muro piccolo a frontespicio del Palazzo delli S.ri Grimaldi, sopra di cui devono piantare la fascetta ed archi, e che detti Ammin/ri devono mettere per detto muro la petra, calce, e rina, restando in libertà alli detti Amministratori se vogliono fare l’archi di sotto, ò pure di fabrica rustica, e volendolo di fabrica detti maestri devono mettere la mastria, e li detti Sigg. Amministratori calce, pietra e rina ed allora ratizzari a tarì 5.10 canna e che tutti quelli pezzi d’intaglio, ò rustici, che saranno consegnati a detti maestri, da lor Sigg. Amministratori si devono compensare a conto dell’infrascritto prezzo alia. Et hoc pro pretio tanto pelli detti archi di sotto, tanto di sopra e tutto lo resto del sudetto travaglio unciarum decem, et tarenorum duodecim p.l.p. ex pacto/
In computum ipsi obligati cum juramento dicunt ha/sse et re/sse à supradictis amministratoribus dictis nominibus stipulantibus uncias duas, et tarenos decem et octo in pecuneis de cont/i et s. p. rentes prestans ipsi RR. Administratores dictis nominibus solum pro …et cum iuramento se obligant ipsis obligatis stipulantibus vel eorum parte legitime hic Sicli ut dicit travagliando, soccorriendo, et infine allistendo/
………………….
Testes Antoninus Trovato, et Bartolomeus Buscarino
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Doc. n.3
Archivio di Stato di Ragusa, sez. di Modica
Not. Vincenzo Aparo, il minore, vol. 27 pag. 349

Apoca
Die Vigesimo primo martij Ind/ne decima quinta
Millesimo septicentesimo sexagesimo septimo
Sicuramente si tratta di un atto successivo al precedente, anche se l’introduzione latina è identica. La parte finale, infatti, differisce alquanto dall’atto precedente. Segue dunque qui la parte italiana del contratto e il finale in latino:
che detti maestri di tutto loro atratto, cioè mettendo tutta la pietra calce, rina, gesso, ponti, ed ogn’altro sarà necessario e mastria devono magistralmente secondo richiede l’arte fabricare il loco nominato della bucceria conf. colla sala del tenimento di case di detto Ven. Collegio di Maria voltare il dammuso, e quanto cioè il dammuso à ragione di tarì 12 canna e l’archi, che devono passarsi li vacanti per pieno, piedi di dammuso, e tutta la fabrica necessaria di sotto, e sopra raggionati à tarì 15 canna, più detti maestri devono mettere tutti i pezzi d’intaglio necessarij pelle porte e finestre e quanto ad elezione di detti Amministratori alla ragione d’onze 1.10 il centinaro, più detti maestri devono fare l’astrico di sotto il dammuso di calce e rina, sino alla totale perfezione benvisto ad un maestro, e questo per onze 4. Più devono fare l’intonacatura e bianchigio pella cinta di detto dammuso attorno; e questo alla ragione di tarì 3 canna più devono fare il valaticcio di sopra il dammuso col declivio pell’acqua di tutto punto finito con metterci le balate intagliate, ed assettate con calce e questo à tarì 10 canna. più devono fare una tabiola di gesso dividente le due camere sopra il dammuso à ragione di tarì 12 canna. più devono fare il biancheggio per tutto il cammarone e due camere alla ragione di tarì 3 canna e detto dammuso col valaticcio di sopra devono darlo finito al più per tutto il mese di maggio 1767. Più di maestri à loro spese e mastria, devono arrasare la pianta di sotto dove viene l’astrico di detto dammuso, più detti Amminitratori devono levare la rocca seù timpa nella parte sinistra all’entrare del Porticale di detta bucceria e che sopravanzando un palmo per tutta la pianta devono à proprie spese farla essi amministratori con questo però che di detta pietra se ne possono servire detti amministratori per servizio di detto Colleggio di Maria, ed il remanente si senta di detti maestri con questo ancor che terminato il dammuso col detto balaticcio, volendo detti amministratori sequitare la fabrica sino al fine del 2do ordine, allora detti maestri sono obligati sequitare sino al fine senza interruzione alcuna aliter/ e che sudette partite di servitij detti maestri devono farli, di tutto loro atratto e mastria cioè mettendo pietra, calce, rina, gesso, ponti, legname, ed ogn’altro sarà necessario aliter/
In compotu ipsi magistri in solidum ut supra cum iuramento dicunt et fatent/ ha/sse et re/sse à supradict/ administratoribus dict/ nominibus stipulantibus uncias duodecim p.I.p. rentes/ restans vero ipsi rev/ administratores dict/ nominibus solvere promisserunt et cum iuramento se obligant dict/ obligatis stipulantibus vel eorum, et cuius/ eorum persone legitime hic Sicli laborando solvendo et in fine allestendo in pace/
que omnia in forma et predicta auctoritate jus/ videlicet
Testes m/r Franciscus Massa, et Bartholomeus Buscarino
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Doc. n. 4
Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica
Not. Vincenzo Aparo, il minore, Vol.27 pag. 71 file 18
Obbligo
pro M.ro Benedicto Luna et qº magistru Petru Mormina/
Die Vigesimo secundo martij Ind/ne decima quinta
Millesimo septicentesimo Sexagesimo septimo

M/r Petrus Mormina, m/r Nicholaus Mormina et m/r Carmelus Scalso s.m.n.c.c.n. sponte vigore presentis cum iuramento una simul principaliter, et in solidum ende se obligaverunt, et obligant incipiend/ ab hodie per totum die 15 maij p.v. 1767: m/r Benedicto Luna, m/r Gaspari puccia, et m/r Francisco Bissi s.m.n.c. presentibus ac una simul, et in solidum vend/ et stipulantibus ut dicunt fare tutta quella quantità di pezzi spuntature, e balate necessarie per quel serviggio da farsi nel Ven/le Collegio di Maria nuovamente fondato dal quondam Rev/ Sac/te Can/co D Biaggio Mirabella alias/ pro pretio 7 denari li pezzi ad jus tarenos 20 sing/ cent/rio le spuntature ad jus tarenos 5.15 sing. canna, e le balate ad jus tarenos 5 quald/ canna ex pact/ in computu dict/ de Mormina et Scalso in solidum ut supra cum iuramento dicunt et fatentur ha/sse et re/sse à supradict/ de Luna, Puccia e Bissi stipulantibus uncias quatuor p. I. p. rent/ restans vero ipsimet de Luna, Puccia e Bissi in solidum ut supra solvere promisserunt et cum iuramento se obligant eisdem de Mormina, et Scalso stipulantibus vel eorum et cuiuscumque eorum persone legitime hic Sicli ut dicunt travagliando, soccorrendo, et in fine allestendo in pace alias/
Con patto, che detto di Mormina, e Scalso in solidum ut supra sono obligati consegnare li detti pezzi spuntature e balate sopra luogo, e che della quantità delle balate gliene devono rigalare canna una quale non si deve computare.
Di patto alias/
que omnia in forma et predicta auctoritate jus/ videlicet/
Testes Aloisius Mormina et Antoninus Trovato
_______________________________________________
Doc. n. 5
Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica
Not. Vincenzo Aparo, il minore, Vol. n. 27 pag. 353 file 34
Jesus
Dies Trigesimo primo mens Martij Ind/ne decima quinta
Millesimo septicentesimo sexagesimo septimo

Apud acta Not. Guilelmi Mormina huius Civitatis Siclis sub die 11 Januarii 15ª Ind. 1767: Rev/mus Pater Ignatius Marino Giardina Societatis Jesu, et Rev/mus Sac/s S.J.Dr. D. Antoninus Mª Carioti devenientes simul primus uti Rector Venerabilis Collegij Soc/tis predicte, et alter uti Archip/r Ven/lis Insignis Collegiate Matricis Ecclesie S.ti Matthei Apostoli et Evangeliste Civitatis predicte Siclis, et dictis nominibus veluti fidecommissarii Exeq/res et administrators Ven/lis pii Operis, seu Collegii Convictricium sub instituto S.C. J. noviter erecti, et fundati per quondam Rev/ Canonicum Sac/ D. Blasium Mirabella, virtute actus fundationis redapte apud acta dicti Not. De Mormina die 10 Maij 5ª ind. 1747 cum carta tamen gratie redimendi iuxta formam Aplicarum Bullarum, et N. R. P. (Real Patrimonio, ndt) vendiderunt, et subiugaverunt D. Ignatio et Rev. Sac. Can. D. Felici, Patri et Filio de Riera, Civitatis predicte Siclis uncias quindecim juris census bullalis, et redimibilis capitalis untiarum trium centum p. I. p. ad rationem de quinque pro centinario iuxta forma dictarum Bullarum Apostolicarum descendentiam dict/ oz. 300, ex pretio illius magni tenimenti domorum existent/ in hac Civitatis Siclis, in quarterio nominato della Maddalena conf. cum duabus viis publicis, una solita per quam itur ad Ven/lem Insignem Collegiatam S/ti Bartholomei nominata La Strada del Castellano, et alia per qua itur ad Ven/lem Ecclesiam S/ti Joseph per dictum Patrem, et Filicem de Riera vended/ dicto quondam Rev/ Sac/ Can/co de Mirabella pro edificando dicto Venerabili Collegio Marie virtute cuiusdam Alberani inserti in scripto qontractu subiugatorio die quo supra, quas quidem oz 15 juris census bullalis ut supra in causam pretii predicti venditas, et subiugatas prefati Exeq/res, et Administratores dicti pii Operis, seu Collegii Marie imposuerunt, et assecuraverunt super infra/ctis eorum dict/ niminibus videlicet: Super illam possessionem nominatam Lo piano del Lauro…..
continua l’elenco di tutte le proprietà sottoposte a censo.

CREDITI

Archivio di Stato di Ragusa sez. di Modica
Antonio Carioti, Notizie storiche della città di Scicli, Vol. I, ed. a cura di Michele Cataudella, Comune di Scicli ed., 1994.

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