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Cosa mangiare a Scicli per le feste di Natale

Il salato e il dolce, a tavola, a Natale. A Scicli

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Scicli - Sicuramente il Natale Ibleo, e in particolar modo quello sciclitano, sarà un Natale ricco di tradizioni. Se per il 31 dicembre molta gente sceglie di cenare fuori e poi proseguire con il veglione, per la sera della Vigilia di Natale, è tradizione preparare i piatti tipici della cucina sciclitana, presso le proprie case. Anticamente, i preparativi per la sera della Vigilia, il 24 dicembre, avevano inizio una settimana prima. Si iniziava dai dolci. A Scicli, infatti, era usanza preparare i dolci tradizionali a casa, quando ancora non esistevano le dolcerie o le pasticcerie. Si iniziava dalla Cubbaita, o “giggiulena”, il torrone di sesamo, mandorle abbrustolite e il miele. Si iniziava a pulire i semini di sesamo, raggruppandoli a mucchietti e passandoli sotto l’occhio attendo delle “cuciniere”, già dalla settimana prima.

Poi c’erano i preparativi per i biscotti vari: i Jadduzzi, i palmetti, gli amaretti, i miscatieddi, i nucatoli, i biscotti con l’arancia e il miele, solo per citarne alcuni. Di solito si infornavano nel forno a legna dopo che si panificava il pane di casa e il forno era adatto per cuocere i vari biscotti. Poi si preparava la Mpagnuccata o impagnuccata, un dolce molto simile agli struffoli napoletani. Delle palline di pasta a base di semola di grano duro strutto e acqua, successivamente fritte e poi passate nel miele, anticamente chiamato anche il torrone dei poveri, che venivano servite sulle foglie di limone appena raccolte.

Le scorzette di arance e di limone candite, ottimo digestivo a fine dei lauti pranzi e cene, servite in genere accompagnati dai liquori fatti in casa. Il limoncello, il cannellino e i rosoli vari.

Non potevano mancare i geli vari: gelo di limone, arancia, cannella o il bianco mangiare in generale.

Nei giorni a ridosso del Natale, poi si macellava il maiale ed era usanza laboriosa preparare la classica “liatina“ (gelatina) di maiale che fungeva da antipasto, insieme alle olive verdi cunzate, e i pomodori secchi.

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Scicli è una città la cui economia gira prettamente intorno all’agricoltura intensiva e alla produzione di primaticci.

La cucina ragusana o meglio quella di Scicli, è molto varia e ricca di specialità tipiche. Tra le più note ci sono le scacce e le sue sorelle: le ‘mpanate o impanate e i pastizzi. Le scacce sono tipiche dell’area iblea mentre le ‘mpanate e i pastizzi si trovano anche in altre tradizioni culinarie. Le scacce sono un piatto molto antico, di origine contadina, è semplice e gustosissimo. Si tratta di un rustico simile ad un focaccia ripiena il cui condimento è molto vario. Le più diffuse e ricorrenti sono: con il pomodoro e la cipolla, poi con la ricotta e cipolla o ancora con la ricotta (vaccina) e salsiccia, fino a quella con il prezzemolo e quella di melanzane.

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Le scacce, tuttavia, si preparano ancora tutt’oggi a Scicli per la sera della Vigilia di Natale. 

Non mancano le varianti delle scacce, dettate dalla fantasia di chi le prepara che può mischiare gli ingredienti secondo i propri gusti. Una delle caratteristiche di questa specialità è proprio la possibilità di prepararle secondo i prodotti di stagione. Per questa ragione la ricetta spesso varia di famiglia in famiglia o di paese in paese. La preparazione delle scacce è semplice. L’impasto della pasta è fatta a base di farina di grano duro, acqua, olio e lievito di birra (ne esiste una versione in cui il lievito viene sostituito da abbondante olio e succo di limone o con la sugna). Gli ingredienti vengono impastati su una spianatoia che prende il nome di scaniaturi, prima si amalgamano tutti gli ingredienti e poi, anticamente, si scanìavano (impastavano) con la sbriula, un’asta in legno, una sorta di leva, che aiutava ad amalgamare bene gli ingredienti e rendere l’impasto omogeneo.

L’impasto viene suddiviso in panetti che verranno stesi con l’aiuto di un mattarello (lasagnaturi) fino ad ottenere delle sfoglie sottili. Queste verranno farcite, ripiegate più volte e chiuse alle estremità, con il rifiecu (bordino) che è un po’ la firma delle scacce. Una volta pronte, anticamente venivano infornate nel forno a legna, oramai sempre più spesso sostituito da quello elettrico o a gas.

Con lo stesso impasto delle scacce si preparano anche le impanate e i pastizzi. Sebbene l’impasto sia uguale, quest’ultime si differiscono per forma (rotonda o a mezzaluna), metodo di preparazione e per i condimenti. Le “impanate” o “mpanate”, sono ripiene di carne (soprattutto si utilizza la carne di agnello, tacchino, pollo) o di pesce (seppie e baccalà su tutti), mentre i “pastizzi” hanno un ripieno di verdure: broccoli, patate, topinambur, spinaci selvatici e molto altro.

Solitamente nelle impanate, accanto alla carne scelta, si utilizza la pasta, solitamente spaghettini sottili o il riso cotto separatamente, in bianco. Poi c’è come la versione di riso, ricotta e salsiccia, chiamata anche ‘nfigghiulata che si prepara indistintamente per Natale ma anche per Pasua. Queste sono le prelibatezze che vengono preparate per le ricorrenze più importanti, come il Natale di alcune anche per la Pasqua.

In provincia di Ragusa e a Scicli, sono tante le rosticcerie o anche qualche panificio dove poterle assaggiare, pochi o quasi inesistenti i ristoranti che li propongono nei loro menù. Sono per lo più delle preparazioni che si fanno a casa, presso le proprie famiglie.


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