Lettere in redazione Milano

Dall’emergenza potrebbe nascere una nuova normalità

Un equilibrio avanzato

Milano - Mentre il coronavirus sta moltiplicando le perdite di persone e di posti di lavoro, l’Italia è sempre più nuda e vulnerabile. E anche per molti Paesi europei sarà così. L’economia deve restare al servizio della popolazione. Deve applicare servizi celeri. Questo stallo sembra come un rifiuto della realtà. Intanto che si cerca di sconfiggere il covid19, chi resta deve sopravvivere. Nel breve periodo le cose peggioreranno.

Aziende, bar, ristoranti, scuole, palestre, cinema e musei e mercati. Chiuso tutto per bloccare il virus. Giusto così. Ma per un pezzo d'Italia il confinamento è una condanna a un altro virus, quello della povertà. E mentre medici e addetti sanitari, con un sistema depotenziato negli anni, annaspano fra tante difficoltà, tutti gli altri, altrettanto tempestivamente, dovrebbero pensare al resto.

Le difese immunitarie biologiche ci sono, ma quelle sociali che dipendono dal corpo di uno Stato malato, sono gravemente a rischio. Come per la maggior parte degli eroi caduti di questa guerra maledetta, gli anziani, per l’Italia, il coronavirus potrebbe essere una concausa del suo fallimento. 

La prima evidenza che pone il coronavirus è che non si possono più ignorare le condizioni degli ultimi e degli invisibili. Tra loro si trovano tante persone. Quelle che finora lavorando hanno avuto un lavoro per vivere con un tenore di vita al limite della soglia della sopravvivenza. Si tratta del 70 per cento circa della popolazione che oggi però vive in piena povertà. Per un pezzo d'Italia il confinamento è una condanna alla fame. Le difese immunitarie biologiche ci sono ma quelle sociali che dipendono dal corpo di uno Stato malato, molto meno.

Famiglie e singole persone, senza risorse economiche o patrimoniali, ai quali è saltato quel minino per vivere dignitosamente. Senza fare affidamento ad alcun tipo di richiesta ai centri di solidarietà sia pubblici che privati. E dall’oggi al domani, si ritrovano poveri senza nessun tipo di risorse.

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Già da prima dell’arrivo del Covid19, si sapeva che battere la povertà implica salvare i precari, far riapparire i sommersi, recuperare gli esclusi e dar loro una prospettiva. Oltre che una casa, scuole e ospedali.

Soprattutto al Sud servono misure per raggiungere anche le fasce sociali più vulnerabili. Di certo non è facile ma serve rivoluzionare abitudini, intervenire sulle strutture, alleggerire burocrazia. Prima o poi le banche cominceranno a respingere il credito e la situazione si complicherà.

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E intanto il cinismo e l’irresponsabilità dei Paesi del Nord Europa, a iniziare dalla Germania, dall’Olanda, fanno pensare a quella sensazione di distacco, di superiorità che si percepisce molto spesso da una certa parte d’Italia normalmente meno sofferente. Meno abituata a vivere alla giornata o emettendo assegni post-datati.

La pandemia è più forte. Da nord a sud, tutti i Paesi sono stati colpiti dalla calamità coronavirus e non vi sono Stati colpevoli. La crisi s'aggraverà in ciascun Paese, se gli altri peggiorano. Non riconoscere questo, non riconoscere il bisogno d'agire significa negare la realtà.

La seconda evidenza che pone il covid19 è l’esigenza della solidarietà globale. È tempo che i leader mostrino intelligenza e realismo. Questa volta nessun Piano Marshall può salvarci perché il coronavirus ha colpito tutti. Comunità a ogni livello. Allearsi per vincere e costruire un nuovo ordine aggiornato e non quello che c’era.


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