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Reddito e diritto di cittadinanza. La replica di Ragusanews

L’assegno dev'essere solo una misura di accompagnamento, in attesa che si realizzi il vero obiettivo che l’ha istituito: ridare dignità agli italiani

Reddito e diritto di cittadinanza. La replica di Ragusanews

 Ragusa - Il reddito di cittadinanza, come il blocco dei licenziamenti, è una misura che ha coperto, in parte, le falle di un sistema che non funziona. Un sistema che ha spalancato la forbice sociale, dove oggi c’è chi guadagna 50mila e chi 500 euro al mese. Il reddito di cittadinanza ha sopperito alle storture delle false partite iva, licenziabili senza oneri da un momento all’altro; all’abbattimento di ogni diritto del lavoro, attraverso la soppressione delle clausole di assunzione; all’esclusione del reintegro del lavoratore, indennizzato con un paio di annualità che finiscono subito. Soprattutto ha fronteggiato le paghe da miseria che vengono proposte contro ogni minimo sindacale, senza che i sedicenti rappresentanti dei lavoratori muovano un dito. Ma è esattamente questo ciò che va sistemato in Italia. E’ dei contratti collettivi nazionali inapplicati che dobbiamo riappropriarci, dei diritti dei lavoratori e dei più deboli non tutelati, della dignità del lavoro. Non rinunciare a correggere ciò che ha reso necessario e impellente il reddito di cittadinanza, accontentandoci per sempre di quest’ultimo. Lasciando che tutto continui così. Perché neanche Draghi ha ancora trovato un piano alternativo alla sopravvivenza.

Nell’articolo a cui hanno risposto molti lettori non si parla di casi singoli o personali, di questo o quel cittadino. Si analizza un contesto generale, uno scenario attuale che segnerà i prossimi anni. Ci mancherebbe che non ci siano persone che abbiano davvero bisogno e diritto al reddito di cittadinanza, dove sta scritto il contrario? Ma è necessario lottare affinché non ne abbiano più bisogno! Bisogna alzare la voce e protestare perché in questa società non riescono a realizzarsi come cittadini, accedendo a quelle pari opportunità per cui fu istituito pure un ministero ridotto ora dipartimento. La battaglia è affinché le istituzioni si prendano carico della riqualificazione dei lavoratori e li reinseriscano nel mondo del lavoro, affinché li realizzino come cittadini investendoli di stima e decoro. Non perché continuino a mantenerli, subalterni, al limite della soglia di povertà, rinunciando a reimmetterli nel ciclo produttivo del Paese e continuando sostanzialmente a lasciarli ai margini, alla periferia dei diritti. E lo dimostra proprio la lettera della signora di Parma: è lei che continua a cercare lavoro online, non i navigator che sarebbero deputati a farlo e non l'hanno ancora coinvolta nemmeno in un corso di formazione online. Dobbiamo fare in modo che i salari aumentino e le offerte da fame scompaiano, che non ci siano persone che hanno 4-5 impieghi e portano a casa ogni mese altrettante buste paga e collaboratori occasionali senza ferie, malattie, permessi, contributi, 13esima.

Vogliamo restare tutta la vita con una scheda caricata con 500 euro mese a guardare la vernice che asciuga, o mettere finalmente un tetto a stipendi e buone uscite di manager e redistribuire la ricchezza di questo Paese? Per quanto pensiamo di andare avanti col reddito di cittadinanza?  Qualcuno si è chiesto come se la cavavano prima gli attuali destinatari? E' doveroso rifiutare paghe da terzo mondo, ma i ristoratori e gli esercenti che lamentano di non trovare personale, sono proprio tutti negrieri e affamatori? La Caritas ha visto diminuire l’affluenza alle sue mense, o alla fine è rimasta invariata se non addirittura aumentata? E se a un certo punto il reddito di cittadinanza sarà tolto, cosa succederà improvvisamente a chi ci contava ormai da anni? L’articolo vuole porre domande: ognuno troverà le sue risposte. Se il reddito di cittadinanza per molti oggi equivale quasi a uno stipendio, dobbiamo rivedere lo stipendio, non prolungare il reddito. 

Un’ultima considerazione: magari fossero tutti davvero bisognosi – senza casa e soldi in banca – il milione e passa di cittadini che attingono ai soldi di chi ancora fa parte dei “contribuenti”. Un paio di titoli di quest’anno, presi a caso cliccando in Rete. Sole 24 ore, 23 gennaio. Ville, Ferrari e imprese: scoperti 237 furbetti del reddito di cittadinanza nella locride. 16 marzo, PalermoToday. Scovati quasi 500 furbetti del reddito, intascati 5 milioni senza averne diritto, per ingannare l'Inps nascoste vincite online per oltre 3 milioni. Difficile recuperare le somme. 22 maggio, Il Giornale. Furbetti del reddito, 177 migranti denunciati. 31 maggio, Il Giorno. 298 furbetti denunciati a Napoli, tra questi alcuni evasi dai domiciliari. Voglio dire: se proprio lo Stato non riesce a recuperare chi è rimasto indietro, consentendogli di riaccedere  a servizi e lavoro e preferendo dargli un’elemosina, almeno guardasse bene a chi la sta dando.


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