Economia Palermo

«Noi ci guadagniamo il reddito di cittadinanza così»

Il buon esempio del team “Basta Volerlo”, il pessimo della gestione Orlando

https://immagini.ragusanews.com//immagini_articoli/13-09-2021/noi-ci-guadagniamo-il-reddito-di-cittadinanza-cosi-500.jpg «Noi ci guadagniamo il reddito di cittadinanza così»

 Palermo – “Non siamo parassiti o furbetti”, se i navigator non riescono a trovarci un posto di lavoro, nel frattempo ce lo troviamo da soli, così da ripagare in qualche modo i contribuenti che ci sostentano ogni mese con il reddito di cittadinanza. E allora un gruppo di una cinquantina di beneficiari palermitani ha costituito un’associazione di volontari, “Basta Volerlo” (foto), dedita allo svolgimento di lavori socialmente utili: risarcire lo Stato, sopperendo gratuitamente alle lacune delle amministrazioni locali.  Pulizia di strade e locali pubblici, servizi anti-assembramento agli eventi: il lavoro non manca, a “Volerlo”.

“Nessuno vuole prendere soldi a sbafo - racconta al Fatto Quotidiano uno di loro, Pasquale D’Amato -, all’inizio eravamo una trentina e abbiamo messo 1 euro a testa per comprare scope e sacchi della spazzatura. Poi le richieste sono diventate sempre di più e la Rap ci ha donato altre scope e sacchi. Ma in consiglio comunale hanno presentato un’interrogazione: si sono riuniti tre volte, spendendo migliaia di euro in gettoni, per sottoscrivere che per dare 200 euro di scope a qualcuno bisogna prima passare da loro”.

E sono quasi due anni che nei cassetti dei burocrati riposano i cosiddetti Puc, Progetti di pubblica utilità, in una città in preda al degrado tra bare insepolte e discariche di rifiuti a cielo aperto. Chi faceva l’ambulante al mercato e s’è infortunato, chi le pulizie per una ditta fallita, chi l’animatore in un villaggio turistico chiuso, chi non ha mai ricevuta risposta a un solo cv se non per proposte indecenti. Tutti lavoratori senza tutele né garanzie: questo è ciò ne accomuna le sorti, e il problema che il reddito di cittadinanza da solo non risolverà mai. E’ ora di rimettere mano al diritto del lavoro.


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