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Varianti e richiami, i tanti problemi della terza dose

Costi, sperimentazioni, efficacia, effetti collaterali: tutte le questioni da risolvere in un mese

Varianti e richiami, i tanti problemi della terza dose

 Ragusa - Se i casi continuano ad aumentare, aumenteranno inevitabilmente anche i ricoveri. E se una larga parte della popolazione si ostinasse nel non immunizzarsi bisognerà aumentare l’efficacia degli attuali sieri anche contro la possibilità di infettarsi, oltre che di sentirsi male. Come? Coma la terza dose: o degli stessi ricevuti, come sta già facendo Israele; o di un nuovo vaccino anti Covid, specifico per le varianti subentrate alle iniziali come la Gamma o 'brasiliana', ormai quasi scomparsa. Uno dei problemi è che, con i tempi di studio e approvazione che necessitano i nuovi sieri, il virus farebbe in tempo mutare in nuove varianti ancora.

Un altro sono i costi: i vaccini sono gratuiti fino a un certo punto, visto che lo Stato li paga coi soldi dei contribuenti. Fino a quando le casse pubbliche riusciranno a permettersi richiami per tutti, senza far pagare il ticket? Un altro problema ancora è l’adesione: se già l’affluenza stenta dopo la “grande paura”, a quanto si ridurrà con la prospettiva di un appuntamento per lo meno annuale con l’iniezione aggiornata sulle nuove mutazioni? Si, perché per il momento la durata degli anticorpi è attestata a 9 mesi. Ma quanto è forte? Nuove varianti a parte, Pfizer rileva che già contro quelle presenti dopo 6 mesi la copertura scema dal 96% all'84%, proseguendo il calo almeno del 6% ogni due mesi.

Possibile che i test rilevino il permanere di una protezione anche a un anno, ma sarà comunque blanda e ormai impermeabile alle vecchie e nuovi mutazioni. Con la terza dose sarà "un po' più duratura", ma non si bene neanche quanto. Sono solo i primi test, condotti in itinere: le altre case farmaceutiche devono ancora cominciarli, figurarsi le sperimentazioni sui nuovi. Non ne sono state ancora condotte sulle eventuali controindicazioni dei successivi richiami e, da protocollo, sarebbero necessarie prima di fughe in avanti.

Dall’infettivologo del Gemelli Roberto Cauda, all’immunogenetista dell’università di Torino Fabio Malavasi, allo stesso super esperto internazionale Anthony Fauci: tanti scienziati concordano sulla possibilità che dosi ripetute a intervalli brevi possano in realtà essere controproducenti, ovvero ridurre la capacità immunizzante. C’è poi il capitolo guariti Covid: anche sulla loro risposta anticorpale ancora sono in corso studi paralleli. Si tratterà, al solito, di lanciarsi nell’ardua impresa di bilanciare i rischi. E il green pass? Anche quello andrà aggiornato dopo la terza dose? 

Sono tanti i dubbi che il ministero della Salute deve sciogliere entro agosto, a cominciare da chi vaccinare con la terza dose e con quali tempi: “Probabilmente il richiamo riguarderà le persone più fragili” anticipa il direttore generale della Prevenzione, Gianni Rezza, ma comunque è certo che l’immunizzazione non si competerà col secondo richiamo. Neanche i tecnici e gli esperti sanno se fra alcuni mesi gli attuali sieri saranno ancora adatti o ne serviranno di “adattati”, né se questi saranno autorizzati e prodotti negli stessi tempi record. 


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