Economia Autunno nero

Crisi Sicilia, allacciare le cinture: lo spiegone di Ragusanews

Prepararsi all’impatto: aziende chiuse e lavoratori precari oppure a casa, i rincari a due zeri delle bollette affossano ogni comparto. L’Isola spreme i pozzi di gas in mare, blocca quelli di petrolio in terra e rilancia il solare

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 Ragusa - Meno di due mesi per salvare 4mila imprese siciliane dalla chiusura e 15mila dipendenti dalla disoccupazione: bar, ristoranti, pasticcerie e altri piccoli negozi rischiano, infatti, di rimanere definitivamente sepolti dalle bollette di luce e gas. Quelle di agosto, arrivate in questi giorni, segnano ulteriori aumenti addirittura fino al 700% - sostengono le associazioni del commercio -, che per molti esercenti significa il colpo del ko. Siamo trascurati dalla politica in campagna elettorale" lamentano le associazioni del commercio, in crisi nera come ormai ogni altro comparto: dal turistico e alberghiero fino a quello siderurgico e metalmeccanico. E cosa dovrebbero dire allora braccianti e allevatori, del tutto dimenticati. Non c’è una categoria che non sia, letteralmente, alla canna del gas. Tutto, costo della vita e spettro della recessione, ruota intorno all’energia. L’Ue non riesce ancora a fare a meno del gas russo, è troppo grande per accordarsi attorno a un tetto al suo prezzo e il price cap faticosamente messo al petrolio dal G7 è una ritorsione geopolitica contro Putin, non certo una misura per placare i sussulti del mercato energetico internazionale. Da noi la palla è ormai al prossimo governo ma, tra insediamento e voti sui decreti, non se ne parlerà di apprezzare qualche provvedimento prima dell’autunno inoltrato.

Giacimenti già vicini all’avviamento, come la piattaforma Eni Argo e Cassiopea davanti Gela, potrebbero rifornire le imprese; altri poco sfruttati, come la Vega al largo di Pozzallo, potrebbero essere riattivati. L’ancora per poco ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, è sponsor dell’estrazione di gas nel Canale. Palazzo d'Orleans ha dato il via libera alla centrale di trattamento gelese, che dovrebbe essere pronta entro il 2024 e permetterà al Paese di utilizzare un miliardo di metri cubi di gas provenienti dal giacimento sottomarino; contemporaneamente ha bocciato tutte le vecchie richieste pendenti di trivellazione, anche in provincia di Ragusa, alla ricerca di olio sulla terraferma (che tanto non ce n’era). L'obiettivo è rispettare il Green deal europeo, cioè abbandonare progressivamente il greggio, ma anche sganciarci dalla dipendenza dalla Russia. Le istanze di scavo rigettate sono in tutto 12. In particolare, i 3 pozzi minerari più grandi insistevano per migliaia di chilometri quadrati nel territorio nisseno. L'altra gamba del piano regionale sono le fonti rinnovabili, quelle pulite e convenienti per davvero: sole, vento e acqua dovrebbero man mano soppiantare pure metano, idrogeno e tutto il resto del fossile, facendo calare le fatture. Negli ultimi anni la Sicilia ha visto piovere migliaia di offerte, con un business potenziale che a inizio 2022 la Svimez stimava in quasi 9 miliardi di investimenti e oltre 19mila posti di lavoro.

Ma ci sono poi, sull’Isola, le risorse professionali per coprire il personale o verrà chiamato da fuori? Inoltre, specie i grandi impianti fotovoltaici, hanno provocato polemiche per l'impatto ecologico e ambientale. Nel Val di Noto, ad esempio, l'anno scorso ha fatto scalpore il progetto di un fondo britannico per un mega-parco solare: 40 milioni di euro sul piatto per 75 cabine e 10 km di cavidotti, in un'area patrimonio dell'Umanità per le sue architetture barocche. Pure le trivelle in mare, fino a qualche mese fa, erano state aspramente criticate: poi rincari, inflazione e guerra ucraina hanno fatto cambiare idea a molti. A Catania invece, nello stabilimento 3Sun di Enel, procede senza intoppi burocratici la più grande fabbrica europea di pannelli solari di nuova generazione. Un progetto da 600 milioni battezzato “Tango” che, si spera, creerà un migliaio di posti di lavoro e aumenterà di 15 volte la capacità produttiva del sito, dagli attuali 200 MegaWatt a 3 GigaWatt. Non si fa cenno, per ora, a nuove istallazioni di pale eoliche. La Sicilia, insieme a Puglia e Lombardia, vale il 32% della potenza addizionale del fotovoltaico italiano; con Puglia e Sardegna rappresenta il 63% dell'opportunità di sviluppo legata all'eolico. Ce ne sarebbe bisogno subito, ma anche per questo stabilimento ci vorranno anni: la transizione verde in Italia richiede tempo e, intanto, il disagio sociale cresce, le fonti fossili restano imprescindibili e l’ambizione di fermare sul serio lo stravolgimento climatico si avvia ad essere nuovamente rimandata.

Come si capisce, l’Isola è inserita comunque in un contesto economico e geopolitico globale in cui – nonostante la strategicità – da sola può fare poco. Non basta: a questo scenario si aggiunge il fatto che, quando non è in nero, in Sicilia il lavoro precario dilaga. L'Inps attesta che l'81,4% dei nuovi contratti stipulati nel 2021 sono stati a termine, stagionali o in somministrazione. La controtendenza potrebbe arrivare dai 18,2 miliardi in arrivo per le infrastrutture da Pnrr e agli altri investimenti comunitari, ma secondo i calcoli della Svimez la probabilità di sprecarli è altissima: il rischio è che l'aumento dei costi delle materie prime rallenti o chiuda temporaneamente i cantieri edili già agonizzanti per i vari bonus. Per non parlare della certezza che la mafia ci metta le mani sopra: 2021 in Sicilia i reati contro la Pubblica amministrazione sono aumentati di un ulteriore 8%, specie di corruzione; e al momento si contano 29 comuni affidati a commissioni straordinarie a causa di infiltrazioni malavitose, spesso legate all'aggiudicazione di appalti. Il futuro, assurdo nascondercelo, non è roseo. Dopo le case farmaceutiche passano all’incasso industria bellica e compagnie energetiche: per tutte le altre grandi aziende calano i fatturati, insieme al potere d’acquisto dei salari dei loro dipendenti. 


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