Cantautore, conduttore radiofonico, clarinettista, showman, autore, conduttore televisivo, regista. Solo solo alcuni dei mille volti di Renzo Arbore, che da poco ha compiuto 87 anni (è nato a Foggia il 24 giugno 1937). Forse non tutti sanno che ha coniato un nome molto curioso per definire i suoi fan, che lo hanno seguito (e lo seguono) lungo tutta la sua carriera: gli «Arborigeni». E questa non è l’unica curiosità su di lui.
È noto che la casa di Renzo Arbore sia invasa dalla sua collezione di oggetti di design. Ma come nacque la sua passione (circa trent’anni orsono)? «Ero a Venezia e mi capitò di andare a visitare un’esposizione a Palazzo Grassi che si intitolava appunto “Gli anni di plastica” - ha rivelato al Corriere - Fu in quell’occasione che ritrovai oggetti che mi riportavano agli anni della mia infanzia-adolescenza, per esempio certi gioielli come il bellissimo bracciale a forma di vipera che mio padre regalò a mia madre. E poi oggetti ispirati al Futurismo, le prime borsette, i primi piatti e bicchieri, per non parlare poi di tutto il déco italiano...Da allora sono diventato collezionista».
Il primo incontro con Gianni Boncompagni, con cui Arbore ha riscritto la storia della radio (Bandiera Gialla, Per voi giovani, Alto Gradimento), è avvenuto nel 1964: entrambi partecipavano al concorso indetto dalla Rai per il posto di maestro programmatore radiofonico. «Arrivai primo: maestro programmatore - ha raccontato Arbore nel 2015 -. Quattro tra i miei predecessori erano stati cacciati perché prendevano la payola per mettere su sempre gli stessi dischi».
Renzo Arbore ha fatto esordire a Bandiera Gialla Lucio Battisti. Ha ricordato: «Me l’aveva segnalato la moglie del mago Zurlì. Christine Leroux, moglie di Cino Tortorella: c’è un ragazzo che suona con I Campioni di Tony Dallara, è bravo... All’epoca Lucio scriveva canzoni per i Dik Dik e l’Equipe 84 e rifiutava di cantare: “Ho una vociaccia, canto peggio di Mogol”, diceva. Gli mettemmo in mano una chitarra. Cantò Per una lira . Fu subito un successo clamoroso».
Renzo Arbore ha fatto esordire a Bandiera Gialla Lucio Battisti. Ha ricordato al Corriere: «Me l’aveva segnalato la moglie del mago Zurlì. Christine Leroux, moglie di Cino Tortorella: c’è un ragazzo che suona con I Campioni di Tony Dallara, è bravo... All’epoca Lucio scriveva canzoni per i Dik Dik e l’Equipe 84 e rifiutava di cantare: “Ho una vociaccia, canto peggio di Mogol”, diceva. Gli mettemmo in mano una chitarra. Cantò Per una lira . Fu subito un successo clamoroso».
Una notte il conduttore - in compagnia con Verdone, Troisi e Benigni - architettò uno scherzo telefonico. Vittima Pippo Baudo: «Gli dissi: “Pippo, ho trovato un imitatore formidabile. Senti come imita Verdone, Troisi e Benigni”. E gli passai gli originali. Impazzì: “Mandamelo subito!”».
A proposito del suo primo incontro con Roberto Benigni Arbore ha raccontato: «Lo incontrai per la prima volta in uno di quei premi di provincia, presentato da Corrado. Roberto mi ballonzolava intorno, palesemente per farsi notare... Era impossibile non notarlo. Veniva a casa mia ogni settimana a registrare la sua rubrica dell’ Altra Domenica , in cui recensiva in modo esilarante un film che non aveva visto. Abbiamo un rapporto splendido».
«Sono un cultore di bachelite, vinile, celluloide, catalina.. materie diventate ormai pregiate. Il collezionismo nasce dalla fissazione per la fantasia, tutti i prodotti dell’immaginazione mi eccitano, però bisogna distinguere tra quelli kitch, i cosiddetti gadget, e quelli stravaganti, strani, creati da designer. È questo che accende la mia curiosità, ciò che i disegnatori si sono divertiti a inventare». Dalla sua collezione sterminata ad una linea di mobili (rigorosamente in plastica): nel 2000 lo showman ha progettato la linea Miami Swing by Renzo Arbore, realizzata dai suoi scenografi Giovanni Licheri e Alida Cappellini.
Figlio di un dentista suo padre avrebbe voluto che seguisse la sua stessa strada. Ma il giovane Lorenzo (il vero nome di Arbore all’anagrafe è Lorenzo Giovanni Arbore ndr) si iscrisse a Giurisprudenza, all’Università degli Studi di Napoli Federico II: «E non ho fatto nemmeno l’avvocato. Dopo la laurea, papà mi chiese cosa vuoi fare? Risposi: vorrei fare l’artista. Mi dette un anno di tempo per provare, era un ultimatum, una scommessa».
Nel 2022 Renzo Arbore e Marisa Laurito hanno pubblicato un memoir («Ci siamo voluti tanto bene») per ricordare un loro grande amico: Luciano De Crescenzo. «Abbiamo voluto fare un piccolo omaggio ad una amicizia straordinaria, che mi manca moltissimo - ha dichiarato Arbore -. Un rapporto, tra Luciano e me, nato tanti anni fa in un’estate particolarmente gradevole trascorsa a Capri, poi consolidata, diventata fraterna e di intensa collaborazione quando scrivevamo in tandem le sceneggiature di film come “Il pap’occhio” e poi “FF.SS, cioè... che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?”. In quegli anni, praticamente convivevamo: io andavo a casa sua la mattina e, tra scrittura, battute, scherzi, pranzi, cene, frequentazione di ragazze e molto altro, consolidammo la nostra complicità umana e creativa».
Aneddoto cinematografico: nel 1971 Arbore ha interpretato uno sceriffo nello spaghetti-western di Demofilo Fidani «Per una bara piena di dollari».
Originario di Foggia Renzo Arbore è andato più volte a trovare Padre Pio, «ma finì sempre male» svelò ad Aldo Cazzullo in un’intervista: «Gli chiedevano se dovevo fare l’avvocato o l’artista, e lui che non voleva essere trattato da indovino rispondeva: “Facisse ‘cchi vole!”». Un giorno gli portò Pippo Baudo: «E lui ci mise alla porta. Padre Pio chiese a Pippo se fosse venuto per fede o per curiosità. Lui fu sincero: per curiosità. “E allora ve ne potete ire!” rispose il santo». Il grande amore della vita di Arbore è stata l’attrice Mariangela Melato, scomparsa nel 2013. «È stata la donna più importante, mi ha dato la ragione interiore, il significato più profondo della vita personale. Pensavamo di sposarci, poi gli impegni artistici dividono per tanti motivi: lei andò in America, io rimasi a Roma, ci siamo allontanati e ci siamo ritrovati negli ultimi anni con un nuovo fuoco di passione assolutamente ardente». Il matrimonio mancato è un rimpianto ancora oggi: «È stato il grande errore della mia vita. Mia madre mi aveva già preparato i documenti».
Quando a Mara Venier (all’epoca sua compagna) fu proposta per la prima volta Domenica In, negli anni Novanta, Renzo Arbore le diede un solo consiglio: «Di solito cucinava lui a casa, io ero la sua aiutante... pelavo le patate, tagliavo la cipolla, cose così - raccontava Venier nel 2021 al Corriere -. Un giorno, mentre eravamo in cucina, mi ha guardata: avevo dei jeans, una maglietta, ero scalza e con i capelli raccolti. Mi ha detto: “Tu devi fare Domenica In così, mostrandoti come sei nella quotidianità. Se ci riesci è fatta”. È stato il suo unico consiglio».
Nel 1991 Renzo Arbore ha fondato l'Orchestra Italiana, per dare nuova vita alla canzone napoletana. «Per trent’anni, dal ’91 al ’21, ho fatto vivere l’Orchestra italiana, la più longeva orchestra stabile mai esistita al mondo - ha detto al Corriere -. Neanche Duke Ellington, nessuna orchestra è durata tanto. Abbiamo calcolato che facendo sessanta, settanta concerti all’anno, in tre decenni noi abbiamo fatto più di millecinquecento concerti. Dall’Australia all’Unione Sovietica, fino alla Russia di oggi. E poi il Nord America, Sud America, Cina, Giappone, Francia, Spagna, New York non ne parliamo. Però questa cosa è stata divorata dalla fama televisiva. Si ricorda spesso il primo grandissimo concerto a Radio City Music Hall nel ’93 quando abbiamo fatto sold out per giorni. Poi siamo andati in giro per il mondo, portando Italia, ma non faceva più tanto notizia. Ciò di cui siamo orgogliosi è aver fatto rivivere la grande canzone napoletana rispolverandola, riadattandola. Mai mortificandola nell’inseguimento di mode effimere e spesso volgari».