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Vaccini, ma quali forniture: la macchina non va, e AstraZeneca non piace

Il piano vaccinale non decolla nonostante nei freezer siciliani ci siano quasi 140mila fiale

Vaccini, ma quali forniture: la macchina non va, e AstraZeneca non piace

 Ragusa – La campagna vaccinale ha subìto una frenata perché in tutta Italia ci sono “quasi 2 milioni di dosi, pari al 30% delle consegne, ancora inutilizzate". Adesso non è più colpa delle case farmaceutiche che non rispettano gli ordinativi. Lo sottolinea l’ultimo report indipendente della Fondazione Gimbe. Inutile pensare di accelerare posticipando al massimo i richiami o facendoci bastare una puntura: è anche il nostro sistema a non funzionare, non solo quello delle multinazionali straniere. A rallentare ulteriormente la campagna, secondo i ricercatori, il suo "avvio fuori da ospedali e Rsa". Al 3 marzo hanno completato il ciclo poco meno di un milione e mezzo di italiani, neanche il 2,5% della popolazione. La relazione rileva “marcate differenze” non solo regionali, dal 4,18% di Bolzano all’1,72% dell’Umbria (con la Sicilia verso la parte bassa della classifica), ma anche “tra i diversi vaccini: mentre le somministrazioni di Pfizer si attestano all’89% delle dosi consegnate”, quelle di Moderna e AstraZeneca sono rispettivamente al 29 e al 26,9%.

E se il primo siero “è condizionato al ribasso dalla recente consegna della metà delle dosi, per AstraZeneca le somministrazioni accendono la spia di problemi organizzativi, anche se non si possono escludere possibili rinunce selettive a questo vaccino”. E’ possibile cioè che molti utenti l’abbiano rifiutato, condizionati dalle notizie di una minor efficacia nella copertura anticorpale (in realtà rialzata all’80% e comunque sempre meglio di niente); dai presunti effetti collaterali, che anche in altri paesi Ue hanno spinto dei cittadini a saltare il turno (da noi si segnalano casi al Nord); e addirittura da cronache di decessi, tutti da verificare. Per AstraZeneca inoltre “è possibile inoculare la seconda dose sino a 12 settimane – evidenzia il presidente della fondazione, Nino Cartabellotta -, non esiste quindi alcuna ragione per accantonare le dosi, bisogna invece velocizzare le somministrazioni".

Ai noti ritardi esteri di produzione e consegna delle dosi, si aggiungono insomma quelli interni “di molte Regioni che lasciano 'in fresco' dosi di vaccino che potrebbero evitare ricoveri e salvare vite, soprattutto tra le persone più a rischio di Covid-19 severa". Attualmente, come riporta la piattaforma ministeriale aggiornata, nelle celle frigorifere siciliane ce ne sono 138mila pronte da iniettare: l’Isola è 14esima per somministrazioni, il 73,8%. Numeri da prendere comunque con le pinze: ieri ne figuravano 220mila, impossibile che in 24 ore ne siano state inoculate 80mila. Evidentemente pure il sistema informatico del governo ha bisogno di una aggiustata. A dare una smossa ci penserà anche il nuovo hub provinciale che aprirà a breve a Siracusa, una struttura con 24 box in allestimento all'Urban center. Lavori in corso anche a Ragusa, Caltanissetta, Trapani e Agrigento.


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