Giudiziaria Palermo

Infermiera dei finti vaccini fa i nomi, necessitava di soldi per il figlio

Il verbale d’interrogatorio è ancora zeppo di omissis, il punto sull’inchiesta no vax

https://immagini.ragusanews.com//immagini_articoli/12-01-2022/infermiera-dei-finti-vaccini-fa-i-nomi-necessitava-di-soldi-per-il-figlio-500.jpg Infermiera dei finti vaccini fa i nomi, necessitava di soldi per il figlio

 Palermo - Dopo l’arresto a fine dicembre, aveva ammesso di avere fatto solo poche false vaccinazioni all’hub della Fiera e «per pura amicizia». Qualche giorno fa, l’infermiera Anna Maria Lo Brano ha confessato tutto davanti al pool di magistrati coordinato dal procuratore aggiunto Sergio Demontis, dichiarando di aver intascato in tutto quasi mille euro e chiamando in causa i suoi complici, almeno due: i loro nomi sono coperti da omissis nel verbale depositato dal pm Felice Denedittis al Tribunale del riesame, segno che l’indagine della Digos prosegue e potrebbe portare molto presto a nuovi sviluppi. La donna ha spiegato come conobbe il commerciante Giuseppe Tomasino, uno degli arrestati.

Eravamo ad una festa di comuni amici, in quell’occasione mi chiese di dargli una mano in quanto era un No Vax convinto e non voleva assolutamente fare il vaccino». Qualche giorno dopo, s’incontrano nel suo negozio in corso con Filippo Accetta, il leader del movimento No Vax, «e un’altra persona: l’accordo era che io avrei procurato dei falsi certificati di tampone Covid con esito negativo riguardanti Tomasino, Accetta e due dei suoi figli, in cambio di 50 euro ciascuno, mentre l’altra persona si sarebbe occupata dell’organizzazione delle false inoculazioni, in cambio di 400 euro per ciascuno». Il misterioso personaggio potrebbe essere, dunque, un medico vaccinatore, un altro infermiere o un coordinatore responsabile degli addetti allo smistamento delle persone.

«Il pagamento avvenne in quella sede - continua Lo Brano - ed io percepì 200 euro per i tamponi, e altri 400 euro come ulteriore compenso». Mille e 200 euro andarono invece al complice innominato. Poi la normativa cambiò, «non ci fu più bisogno di effettuare i falsi certificati di tamponi e quindi mi venne detto che mi sarei dovuta occupare io delle false vaccinazioni». Secondo omissis, che sembra chiamare in causa un ulteriore complice con funzioni di reclutamento i clienti. L’infermiera ha fatto tuttavia una decina di nomi di chi l’aveva contattata per avere la finta iniezione: «Un poliziotto, tre mie vicine di casa, anche una mia collega dell’hub, Giorgia Camarda, che aveva fatto regolarmente le prime due dosi con Pfizer e aveva paura della terza che sarebbe stata effettuata con Moderna. Da lei e dalle vicine di casa, però, non ho percepito soldi». La “tecnica”, che riproponiamo nel video allegato in fondo, era banale: prima svuotava il contenuto della siringa in una garza e poi infilava l’ago in braccio, senza iniettare nulla.

«Sono pentita - ha sussurrato quasi in lacrime -, ho agito solo per bisogno di denaro, necessario per mantenere mio figlio agli studi universitari. Anche perché quando accettato di effettuare i falsi vaccini, sapevo che non avrei percepito per ragioni fiscali lo stipendio di novembre». Adesso rischia il licenziamento, mentre Accetta resta in carcere: «Si presentò all’hub il 10 novembre con i suoi due figli e con Tomasino e feci la falsa inoculazione a tutti tranne a uno dei figli di Accetta, perché aveva paura». Al momento della seconda dose, i due uomini contattarono il complice misterioso, ma non è escluso che ce ne sia almeno un terzo: Lo Brano ha affermato, infatti, che un giorno ricevette una telefonata da un personaggio che le «chiedeva di fare una medicazione, ma poco dopo si presentò all’hub con due persone per il falso vaccino». I pm sanno chi sono, ma prima di svelarli devono ancora dipanare bene la “rete” di contatti.


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