Cultura Modica

Franco Antonio Belgiorno, un documentario

Ci manca, Ciccio

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Modica - Sostiene il giornalista Piero Isgrò che i siciliani siamo dei semilavorati. Abbiamo bisogno di emigrare per completare la nostra formazione culturale ed emotiva. E solo nella tensione fra lo scoglio verghiano e il catulliano nec tecum nec sine te vivere possum riusciamo a trovare il precario equilibrio della nostra esistenza.

Ciccio Belgiorno è morto un giorno di ottobre di dodici anni fa, a 69 anni, metà dei quali vissuti in Germania, dove lavorò come giornalista della Zdf, la Rai Tre tedesca.
Giornalista appunto, scrittore, traduttore, intellettuale.
Si intitola "Di là dall'ombra" il documentario che Giovanni Modica Scala, 25 anni, una laurea in legge, e una passione familiare per l'attività di documentazione, ha dedicato, grazie a un lavoro di due anni, a Franco Antonio Belgiorno.
Il film diventerà un Dvd in febbraio, distribuito grazie al contributo della Dolceria Bonajuto.
Chi era Franco Antonio Belgiorno? Ciccio, come lo chiamavano affettuosamente gli amici, era un siracusano. Figlio di Franco Libero, cui a Modica è dedicato un museo, Ciccio ha vissuto i primi 14 anni della sua vita a Siracusa.
Questa sua origine diversa -la famiglia si era trasferita da Modica per qualche anno nella città di Aretusa- diventerà per Ciccio uno scudo e un cònsolo: "In fondo io sono siracusano", soleva dire quando si sentiva tradito da Modica.
Ma nella percezione diffusa Franco Antonio Belgiorno è un intellettuale modicano.
Il documentario del giovanissimo Giovanni Modica Scala ha il merito di ripercorrere, lungo un racconto di un'ora e 14 minuti, la vita di un intellettuale scomodo, che con Modica ha avuto, forse contrariamente a quanto egli stesso pensava, non un rapporto filiale, ma adulterino.
Franco Antonio Belgiorno è stato uno scrittore prestato al giornalismo, emigrato a Wiesbaden dopo aver conosciuto Brigitte, diventata poi sua moglie, durante la scoperta di Marina di Modica da parte del turismo tedesco.
Il documentario recupera una ammirevole quantità di foto, filmati, interviste radiofoniche, testimonianze di amici che tratteggiano la figura poliedrica, complessa, controversa di Ciccio, bastian contrario e provocatore.
Dagli anni della scuola superiore, le feste al teatro Savarino, con Marcello Perracchio, fino alle balere in una nascente Marina di Modica, la cui cementificazione viene raccontata con video originali d'epoca che fanno una certa impressione. L'antica contrada Ciarciolo tramutata nella moderna Marina modicana...
Il documentario recupera persino un telegiornale tedesco d'epoca in cui Belgiorno è un Antonio Caprarica -il famoso corrispondente da Londra di Rai Uno- ante litteram, sapido, ironico, sferzante, capace di cogliere l'animo del popolo che lo ospita.
Dal carteggio con Gesualdo Bufalino all'incontro milanese con Leonardo Sciascia, il documentario mostra il Belgiorno che ha raccontato nei suoi libri gli ultimi, i Guardiani di Nuvole, gli ingenui che, anche quando fanno gli spazzini, indossano i guanti per non toccare la spazzatura dei signori, della borghesia, per segnare la loro diversità, e forse il loro schifo.
E dire che Belgiorno era borghese, ma la borghesia la guardava dal buco della serratura, sferzandola, criticandone le ipocrisie, l'autoreferenzialità e l'autocompiacimento, l'invidia sociale e il suo "camminare seduta".
Ciccio Belgiorno è stato un intellettuale importante nel dialogo culturale fra Italia e Germania, perchè da siciliano ha tradotto Gesualdo Bufalino, Sciascia, riuscendo a rendere concetti e parole siciliane altrimenti difficilmente comprensibili.
E' stato anima e coscienza critica di Modica, con i suoi racconti, la sua nostalgia di una Modica che forse non è mai esistita e ha coinciso semplicemente con la sua giovinezza, quella giovinezza in cui organizzava concerti a Chiaramonte Gulfi con "Ciccio Nasone", diventato poi noto al grande pubblico come Franco Battiato.
E poi c'è il capitolo di James Joyce -un altro isolano come Ciccio- e del suo Ulisse, che Belgiorno ha collezionato in 465 edizioni e più di 50 lingue, una ossessione. Quale ossessione? Quella del viaggio, del desiderio di tornare a Itaca, e del fastidio di viverci, perché la nostalgia del luogo amato è più bella del luogo stesso.
Dove vivi bene? "In aereo", rispondeva Ciccio, infelice in Germania, infelice a Modica.
Una nota su Giovanni Modica Scala. E' una fortuna che Modica abbia trovato nel nonno, comandante dei Vigili urbani, un custode della storia locale, che oggi è trasfusa in un sito internet che porta il suo nome. Passione coltivata dal figlio medico e trasferita nel nipote giurista che ha prodotto questo film, rinnovando una tradizione culturale che nella città delle autocelebrazioni rischia di non avere eredi.


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