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Ragusa, il 5G c’è: la mappa globale, dalla provincia iblea al mondo

La rete di quinta generazione estende le sue antenne, ma mancano i dispositivi per riceverla

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 Ragusa - Non è messa male la Sicilia rispetto al resto d’Italia quanto a copertura della rete di quinta generazione: come si vede dalla mappa aggiornata fornita dalla piattaforma Nperf. In un contesto nazionale che ci vede ancora molto indietro rispetto all’Europa e al mondo, sull’Isola - e in particolare la provincia di Ragusa - il 5G c’è, specie nelle aree del capoluogo e di Modica. Il sito controlla la velocità delle connessioni fisse e mobili: in Italia le antenne che sono davvero pronte a erogare il segnale sono poche, ma la provincia iblea si conferma tra le più connesse anche nella mappa delle altre reti che considerano dal 4G in giù (ultima foto), suddivise in base allo stato delle infrastrutture Tim, Vodafone, Wind Tre e Iliad.

A differenza delle mappe riportate dagli operatori telefonici, qui i dati utilizzati per le misurazioni della qualità di rete vengono raccolti in condizioni reali nei test effettuati, in forma anonima, dagli utenti che hanno visitato il sito o scaricato l’app su smartphone.  E’ il punto di partenza per capire se in questo momento conviene acquistare un dispositivo che riceva il 5G, con velocità e latenza incomparabili, o se ci si può accontentare di andare avanti ancora per un po’ con le perfomance 4G. Il 5, comunque la si pensi, è il futuro: se nell’immediato il Covid l’ha rallentato, il business promette ora di riguadagnare terreno più velocemente di altri comparti giocando il ruolo del regista nella digitalizzazione sociale in atto.

Nonostante le irrazionali battaglie dei No Vax della telefonia, il 5G - imputato perfino di abbassare le difese immunitarie e diffondere il Coronavirus - sta per compiere due anni in Italia: era il 5 giugno 2019 quando Vodafone per prima accese le antenne. Nel frattempo Tim e Fastweb sono subentrate nel mercato, investendo oltre 2 miliardi di euro a testa: la prima ha condiviso le torri con Vodafone e vuole superare “quota 100” a fine 2021 tra capoluoghi di provincia e località turistiche connesse; la seconda si è alleata con Wind Tre per portare la fibra fino ai piccoli comuni, sfruttando l’antenna 5G come ponte. Il freno è dovuto al fatto che per usufruire delle nuove connessioni serve un apposito smartphone: i due mercati, reti e cellulari, vanno chiaramente a braccetto. Più dispositivi per il 5G verranno acquistati, maggiori saranno gli investimenti per la ricezione, più scenderanno i costi dei telefonini in commercio, ad oggi pochini.

La maggior parte della dozzina di modelli che supportano il 5G sono Samsung e Huawei: dopo aver scontato anche in Occidente l’ostruzionismo di Trump, che li accusava di spionaggio, adesso potrebbero riguadagnare mercato nel vecchio continente. Costano da 400 a 1.300 euro circa, ma sono ancora incapaci di sfruttare tutta la velocità raggiungibile quando sarà ultimata la rete infrastrutturale. Per navigare da casa, Adsl e fibra ottica restano ancora più affidabili rispetto a nuovi modem per la connessione da rete fissa. C’è ancora tanto da sperimentare in questo business che scalpita ai nastri di partenza, privarsene significa però rinunciare alle fondamenta digitali di ogni futura attività economica e tagliare fuori dalla competitività imprese che danno lavoro. Superfluo ripetere come urga un piano di incentivi alle pmi perché il 5G diventi il volano per l’informatizzazione della Sicilia, e del Paese, indispensabile per resistere a virus futuri e stare al passo coi tempi. Non è possibile tornare alla candela, escludersi dal resto del mondo, da un processo globale di trasformazione dell’attività umana.


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