Economia Immobiliare

Ragusa, vendesi castello di Serramenzana a un milione e 250mila euro

Superficie commerciale 3.359 m², terreno 61 ha: completamente da ristrutturare

https://www.ragusanews.com//immagini_articoli/25-01-2022/ragusa-vendesi-castello-di-serramenzana-a-un-milione-e-250mila-euro-500.jpg Ragusa, vendesi castello di Serramenzana a un milione e 250mila euro

 Ragusa – Il Castello di Serramezzana, nell'omonima contrada, è il nuovo gioiello storico ibleo in vendita, dopo quello di San Filippo (tuttora invenduto) e l’Aragonese dei Naselli a Comiso. È il Ragusano delle dimore da favola, abbandonate per costi di mantenimento e burocrazia, mancanza di una regia snella per gestire l'immenso patrimonio ragusano, perenne conflitto tra tutela del patrimonio e interessi privati. Erudita e poetica la descrizione che ne fa l'agenzia immobiliare Engel&Volekers fa di Serramezzana: "Ancora oggi non si può non rimanere affascinati da questa dimora di campagna dagli antichi splendori. All’occhio del visitatore odierno sembra come una vecchia nobildonna dal viso rugoso ma al tempo stesso ancora bellissimo. Purtroppo il passare inesorabile del tempo e l’incuria e l’abbandono dell’uomo hanno danneggiato le superfici materiche ma non intaccato la maestosa composizione architettonica. Stiamo parlando dell’antica Dimora di Serramezzana -, nella campagna ragusana, vicina al più famoso complesso del Castello di Donnafugata di cui condivide la magnifica posizione: campagna incontaminata ricamata di muri a secco e con prepotente vista mare”.

“Nasce nella seconda metà dell’800 - recita l’annuncio - da una più antica masseria e poi diventata sfarzosa residenza di campagna della antica famiglia proprietaria. Il territorio ibleo è disseminato di queste dimore che erano dei veri e propri borghi, comprendenti oltre al fabbricato principale dedicato alla Famiglia, locali per la servitù, la cappella, le case dei contadini, gli spazi per la lavorazione dei prodotti caseari, stalle, ovili, scuderie, bagli e corti. Serramezzana si presenta compatta e severa, caratterizzata da due torri, all’esterno, mentre gli interni del corpo principale danno su una elegante corte chiusa, con leggero loggiato a piano terra e sovrastante terrazzo. Questa corte insieme alla scala scenografica a due rampe che mette in comunicazione i due livelli sono architettonicamente davvero molto leggiadri e interessanti. A piano terra si trovano tutti i locali di servizio, mentre al piano superiore si snoda un susseguirsi di stanze di rappresentanza e saloni, a testimonianza della vivace vita sociale che vi si svolgeva. Tutto sembra traspirare cultura e voglia di vivere di una società in ascesa”.

La proprietà - conclude il testo -, oltre ai giardini di pertinenza, può essere completata con l’acquisto separato di terra fino a 60 ettari.Tra muri a secco, carrubi ed ulivi, la proprietà dista pochi km dalle spiagge sabbiose del litorale ragusano, dalla Riserva Naturale di Randello e dai borghi marinari che costellano questo tratto di costa mediterranea. Posizione strategica anche rispetto ai principali centri culturali della Val di Noto e dal pluripremiato campo da Golf. Pur godendo di riservatezza e privacy, la posizione della villa garantisce quindi facilità di acceso a tutti i tipi di servizi, punti di interesse artistico-culturale e lifestyle, oltre che alle principali infrastrutture viarie, compreso il vicinissimo aeroporto di Comiso”. Il prezzo è un milione e 250mila euro. Nella provincia di Ragusa abbiamo parlato di altri pezzi da 90 in vendita: le Torri, come quelle Trigona, Mastro e Palazzelle; o antichi palazzi nobiliari di Ispica oppure le ville di lusso di Scicli e i relais come Parco Cavalonga. Ce ne sono anche fuori dai confini iblei: il castello Scammacca di Acireale (6 milioni) e il settecentesco Romeo di Randazzo (6 mln); la tardo-ottocentesca villa Jacona di Caltagirone (1,9) e la settecentesca villa Barile a Caltanissetta (3,5); i 47 ettari del baglio San Vincenzo di Menfi (8) e un intero feudo medievale da 2,2 milioni a Lentini (2,2). Non mancano i pezzi che non vuole nessuno, fuori catalogo da decenni, come La Pineta di Chiaramonte Gulfi.

"Non esistono più i "cassettisti" che acquistano, attendono i frutti e rivendono: ora ci si muove con progetti di valorizzazione per eventi, ricettività, residenzialità, uso assistenziale - dice il barone Ivan Drogo Inglese, presidente di Assocastelli -. Prima del Covid in Sicilia le compravendite di immobili storici, anche piccoli, erano 1.500 l'anno, il 2,5% delle 60mila d'Italia. Oggi nessuno è spinto da ragioni emozionali e i fondi ragionano per algoritmi: è appetibile ciò che sta nel raggio di 40 km da un aeroporto e l'Isola paga i collegamenti". Poi c'è il tesoro pubblico: con 2.485 fabbricati su un totale di 3.169, la Sicilia è la terza dopo Lazio e Toscana per immobili di proprietà del demanio. Due terzi, però, sono patrimonio indisponibile: destinato per legge a scopi pubblici. L'Agenzia del Demanio, che lancia bandi di concessione a privati in cambio della valorizzazione, ha inserito nella lista anche l'ex caserma Caldieri: un bastione seicentesco di oltre 4 mila metri quadri, a strapiombo sul mare di Ortigia, che ingloba due conventi e una chiesa. Per ora solo il Brucoli di Augusta e pochi altri sono riusciti a trasformarsi in residenze di lusso e non restare prigionieri di contenziosi e carenza di fondi.


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