Economia Ragusa

Torre Mastro, in vendita il fortino del 1600 FOTO

New entry nel catalogo immobiliare dei pezzi da museo: i motivi per cui nessuno li vuole

 Ragusa – Chiamarla masseria, come la presentano le agenzie, è decisamente riduttivo. L’utilizzo come fattoria ed azienda rurale fu infatti parallelo e successivo alla primigenia funzione della Torre Mastro, eretta nel XV Secolo come fortino di avvistamento e difesa del territorio sulla Strada provinciale 76 a circa 17 km dal Castello di Donnafugata, una maxi tenuta grande quanto un intero borgo: 233mila mq distribuiti da due corti, 16 stanze, 4 bagni e poi stalle, magazzini, locali di lavoro, giardini e pure una piccola cappella privata per ringraziare il Signore di tanto ben di dio.

Sul grande portone di accesso campeggia il blasone della Famiglia Arezzo, ex proprietaria del feudo, discendente dell’antichissima gens romana Aretia, le cui origini risalgono addirittura al 1130 e da cui ramificarono diversi casati e lignaggi. E’ probabilmente il più vasto e antico monumento della vecchia nobiltà iblea tra gli edifici storici che abbiamo esaminato finora su Ragusanews, nelle nostre inchieste sul patrimonio immobiliare architettonico in dismissione nella nostra provincia. Perché non si riesce a venderne quasi nessuno e restano in vetrina per anni accumulando polvere?

Innanzitutto perché l’offerta è inflazionata: basta una rapida scorsa in Rete per accorgersi di quanti casali, casolari, cascine, rustici e bagli di ogni epoca e dimensione siano in vendita nella nostra provincia. Distanti pochi chilometri l’uno dall’altro, si fanno concorrenza a vicenda nel catturare attenzione e portafogli dei pochi eventuali compratori con tasche tanto gonfie, che hanno quindi solo l’imbarazzo della scelta. La competizione non è più sul prezzo ma sulle condizioni in cui si vendono tali immobili: nella stessa zona, altre costruzioni più piccole ma ben ristrutturate e con piscina vengono ceduti al doppio. A chi va di imbarcarsi in lavori, dei cui costi si perde il conto, aspettando mesi e mesi prima di poter finalmente entrare nella proprio dimora?

Il secondo inconveniente è proprio questo: troppo grandi e troppo diroccate queste strutture perché possano attrarre e risultare convenienti, anche per gli acquirenti più facoltosi. Per le stesse grandi catene alberghiere rappresentano un azzardo. Isolati nelle contrade, mal collegati, con scarsi servizi nei comuni limitrofi: quanti sono certi di riuscire a riempirli di turisti e visitatori per tutto l’anno? Se per i resti di Torre Mastro vengono chiesti attualmente un milione e 800mila euro, quanti ce ne vogliono sopra per rendere abitabile un complesso così immenso tra interventi strutturali e infrastrutturali? E’ tutto da rifare: dagli impianti idrici ai circuiti elettrici, alle opere in muratura. In queste dimore, al momento, ci si trovano bene solo i fantasmi.


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