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Il lavoratore che non si vaccina perde 200 euro al mese

Il costo del Green Pass per il lavoratore che non vuole vaccinarsi

Il lavoratore che non si vaccina perde 200 euro al mese

Se i controlli sui lavoratori -a campione o individuali- devono ancora essere disciplinati, la certezza arriva dal costo: saranno almeno 200 euro al mese le quote che i lavoratori, dipendenti o no, dovranno versare alle strutture Asp convenzionate per l’effettuazione del tampone e il rilascio del certificato verde per recarsi in azienda.
Una sorta di cessione del quinto dello stipendio per i sostenitori della non vaccinazione, solo che, stavolta, la rata non servirà per cambiare macchina o i mobili di casa, ma per recarsi al lavoro.
Una tassa sul lavoro? Sì, ma sul netto in busta, però.
E se a questo aggiungiamo le quote di retribuzione sospese dall’impresa, per giustificare l’assenza al lavoro per quei lavoratori che non fossero in grado di presentare il Green Pass, dunque, impossibilitati dal recarsi al lavoro, i tagli in busta paga diverranno più pesanti, fino a coprire il 50% della retribuzione nei casi limite.
Assurdo, ma è così.

Se pensiamo che il reddito medio di un operaio si attesti sui 1.100 euro netti al mese, e che le retribuzioni (medie) nel commercio non superano le 900 euro, sarà veramente insostenibile recarsi al lavoro senza green pass, soprattutto per quelle famiglie in cui a percepire lo stipendio è un solo componente del nucleo.
I non vaccinati, in Italia, sarebbero intorno al 15/20% della forza lavoro attiva. Non esiste una stima precisa. Possiamo solo affermare che mancano all’appello della vaccinazione 4 milioni di lavoratori attivi, nella fascia 16-62 anni.
E al Sud, in Sicilia, soprattutto, si registrano i numeri più alti dell’astensione alla vaccinazione.
Come faranno le aziende siciliane a sostenere l'urto di un assenteismo di massa, poiché questo si prospetta, e a tenere dritta la barra della produttività? Mistero!
È vero che il non possesso del green pass è tutelato da un decreto legge, e il lavoratore non incorrerebbe in licenziamenti individuali. Ma è anche assodato che se il lavoratore viene assunto per commesse particolari, per appalti precisi (pensiamo all’edilizia, e al bonus 110% che vede la richiesta di mano d’opera schizzata alle stelle per far fronte alle eco-commesse di ristrutturazione facciate), o sia un lavoratore in trasferta, la regola cambia e non poco. Il rischio del licenziamento in questi casi, c’è.
E se il lavoratore viene beccato in azienda senza un green pass valido, o falsificato? In questo caso, oltre alla sanzione amministrativa prevista dalla legge, scatterebbe la procedura disciplinare con causali rilevanti sotto il profilo sanzionatorio, poiché legati al rischio salute compromesso dal comportamento del lavoratore.


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