Economia Chiaramonte Gulfi

Olio d’oliva, la benzina verde del Ragusano

Il settore olivicolo è uno dei traini della ripresa post Covid

Olio d’oliva, la benzina verde del Ragusano

 Chiaramonte Gulfi – E’ una delle eccellenze assolute del Ragusano: al pari del cioccolato di Modica o della cipolla di Giarratana, l’olio di Chiaramonte è qualcosa di commovente inzuppato nel pane con un pizzico si sale. Quest'anno la produzione è andata alla grande in tutta la Sicilia: da qui a dicembre le previsioni del consorzio olivicolo Unaprol indicano 40 milioni di chili d'olio da 200mila tonnellate di olive, molite in 560 frantoi, per 200 milioni di euro di fatturato. Un business che ogni autunno coinvolge 106mila produttori (un sesto di tutta Italia) in 128.500mila ettari di uliveti, e a cui il territorio ibleo contribuisce in maniera determinante in quantità e qualità.

Non siamo alle cifre dell'annata record del 2015, ma poco ci manca: un’ottima performance per il comparto contando la siccità e i cambiamenti climatici, che in questo 2021, de resto, non hanno impattato nemmeno sul settore vitivinicolo. "Le oscillazioni dei raccolti degli ultimi anni dipendono dal ritmo delle precipitazioni - dice a Repubblica Mario Terrasi, presidente Oleum Sicilia e coordinatore regionale olio Coldiretti -. Anche quest'estate le temperature sono state elevatissime e abbiamo subito roghi, ma paradossalmente il caldo ha favorito l'ottima qualità dell'olio e non ha fatto proliferare la mosca e altri batteri".

E i fondi del Pnrr potrebbero migliorare ancora tecnologie di trasformazione dei frantoi e recupero del sottoprodotto di scarto, con cui generare biogas. Secondo un recente studio Ismea in Sicilia, un ettaro di uliveto rende più che nel resto del Paese: 6.183 euro di cui 800 di contributi; seguiti dai 4.800 della Calabria. Non solo: delle 42 denominazioni nazionali di olio Dop l’Isola guida la classifica con 6 riconoscimenti, tra cui Monti Iblei. Eppure in tavola finisce tanto olio importato da Spagna, Grecia e Tunisia.

"La produzione nazionale non riesce a soddisfare il fabbisogno italiano - osserva ancora Terrasi -, delle 700mila tonnellate consumate in Italia, noi ne produciamo 315 e una parte lo esportiamo. Il Covid ha aumentato del 30% la vendita nei supermercati, dove si acquista però olio straniero a meno di 3,90 euro al chilo". Basta comparare i listini: a Ragusa il prezzo franco dal produttore, iva esclusa, del dop Monti Iblei è 8,75 euro al chilo; al consumatore costa non meno di 12 euro ma è tutt’altro prodotto, denso di salutari sostanze antiossidanti, mentre quelli esteri hanno pochi polifenoli nutrizionali.


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