Economia Recovery Fund

Governo Draghi e Sicilia, ma Ragusa? Poco o niente per la provincia iblea

Dimenticati tra i dimenticati, l’assenza di investimenti nel Sud dell’Isola

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 Ragusa - Alta velocità Palermo-Catania-Messina e grandi arterie autostradali: sono nel trasporto, ferroviario e su strada, gli unici due investimenti di un certo rilievo previsti finora in Sicilia con i fondi europei. Diversi osservatori temono che l’assenza di ministri dell’Isola a Palazzo Chigi pesi sulla sorte del Recovery Plan: il pacchetto da 209 miliardi che dovrebbe servire, tra l’altro, a ridurre disuguaglianze e squilibri fra Sud e resto d’Italia. Se appare esosa la richiesta della Conferenza delle regioni di destinare al Mezzogiorno addirittura l’80% dei finanziamenti a fondo perduto e il 34% di quelli a prestito, certo l’obiettivo di Palazzo d’Orleans è alzare l’asticella dei circa 20 miliardi destinati dal precedente governo Conte alla Sicilia. Ma c’è un gap da colmare anche all’interno della regione, mentre le risorse continuano ad essere destinate alle tre grandi città metropolitane, dimenticando il resto del territorio. Non solo la Tav Palermo-Catania-Messina ma in lista c’è anche il potenziamento della Circumetnea. Il bacino tecnologico della Silicon Valley catanese piace, inoltre, al nuovo ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani.

Solo ieri l'incursione romana del governatore Musumeci, per concordare con Salvini in persona e l'omologo calabrese Spirlì la strategia di rilancio del benedetto Ponte a cui non ha mai rinunciato, e che continua a considerare opera "prioritaria" per il futuro della regione. E poi i porti: sono sempre e soltanto quelli dei tre capoluoghi e dello Stretto ad essere interessati da adeguamenti, ammodernamenti, efficientamenti energetici e infrastrutturali. L’operazione treni veloci e autostrade veloci taglia completamente la provincia di Ragusa, ma anche le altre del “Sud del Sud”. Restano in sospeso la Catania-Ragusa e il completamento della Siracusa-Gela, come la copertura autostradale di quasi tutto il sud-ovest. Provinciali e statali incompiute e bloccate da anni. Sicindustria reputa "inammissibile che oggi le nostre imprese debbano versare i contributi previdenziali in misura piena per l’incapacità delle istituzioni di dare seguito a un provvedimento del dicembre 2020, che prevedeva la decontribuzione al 30%". Non si parla più neanche della realizzazione di uno scalo marittimo hub sulla costa meridionale, per cui s’era fatta avanti Augusta. Difficile che aree in gran parte ancora rurali - e a vocazione prettamente turistica - si sviluppino se non sono ben collegate con le circostanti realtà imprenditoriali, non solo dal punto di vista delle reti digitali ma anche da quello della viabilità. 


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